Il Partito Democratico «serra» i ranghi per la presidenza del Consiglio
Il Partito Democratico «serra» i ranghi per la presidenza del Consiglio
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In questi minuti il gruppo consiliare del Pd si incontra per decidere il dopo-Rossi e per dimostrare che non c'è differenza tra essere Matteo Renzi ed essere renziani. Compito non semplice.

Il Pd sprofonda nel renzismo più puro e gli squali intanto osservano. O almeno ci prova. Questo pomeriggio il gruppo consigliare del Partito Democratico si riunisce per provare a chiudere la partita del dopo Rossi. Le dimissioni da presidente del Consiglio comunale da parte del leader di Viva Viterbo hanno gettato la maggioranza nel caos con un Pd intenzionato a non concedere nulla agli alleati. In tre la scorsa settimana hanno incontrato e hanno raccolto le voci delle formazioni della maggioranza. Chi più duro, come Nuovo Centrodestra, chi più morbido, come Oltre Le Mura, tutti hanno però detto no all’ipotesi del capogruppo Pd Francesco Serra alla presidenza del Consiglio, a meno che non si rimetta mano alla giunta. Ad oggi però Serra conterebbe solamente i voti del Pd e forse quello di Sel, per un totale di dodici o tredici preferenze. Quattro o Cinque in meno delle diciassette necessarie per eleggere il presidente.

E così il Pd ragiona sulla strategia da mettere in campo per cercare di non perdere la partita e se è il caso di cercare di convincere gli alleati. Lo stesso partito di maggioranza relativa però non sembra convinto di cedere qualcosa né nella scelta di Serra né in Giunta, in cambio dei voti degli alleati. Un rimpasto, tra l’altro, non lo vuole concedere Michelini e quindi non se ne dovrebbe proprio parlare. Ma mai dire mai.

Dal suo lato il Pd, anche negli uomini più lontani dal renzismo, sembra aver acquisito il modus operandi del leader nazionale facendo valere una posizione di stampo maggioritaria, rispetto ad una più proporzionale. “Siamo forza di maggioranza relativa”, sottolineano alcuni esponenti democratici, come a dire “siamo più forti, decidiamo noi”. Difficile però che si possa trovare un accordo sul nome di Serra senza mettere mano alla Giunta. Per farlo servirebbe uno stratega vero e un uomo forte capace di imporre la propria linea. Perché bisogna ricordarsi che la differenza tra essere Matteo Renzi ed essere renziani infatti non è così sottile.

Intanto un aiuto, alcuni commentatori dicono, potrebbe arrivare dalla minoranza, ma questo forse sarebbe troppo per la già debole alleanza di governo e potrebbe spezzare definitivamente gli equilibri. Il leader di Forza Italia Giulio Marini, che è tutt’altro che ingenuo, lo sa e prova infatti ad inserirsi in questa partita, mostrandosi disponibile ad aiutare la maggioranza a trovare una soluzione. Anche se sarà difficile che gli lascino spazio.

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
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“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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