

IL PUNTO DI VISTA – Una volta, quando si concretizzava una rivalsa contro un’ingiustizia, si soleva esclamare: “Allora esiste un Dio!”; lo diceva anche il Renzo dei Promessi Sposi, quando reclama sostegno ai propri leciti obiettivi: “A questo mondo c’è giustizia finalmente!”.
Qualcosa, dalle parti di Bagnaia, sembra confermare questi detti, e ci si è messa la Natura, di buzzo buono, a dar loro seguito. Dunque, pare che nel Parco (cioè, il Barco) di Villa Lante si aggirino i cinghiali; si sa, questi entrano dappertutto, e chissà come sono penetrati nel parco superando qualsiasi recinto. E’ un bel problema per i visitatori. Passi per i gatti, che da sempre hanno eletto quella boscaglia rinascimentale a
teatro delle loro scampagnate, trovando – almeno in passato – anche una certa accoglienza informale, testimoniata da ciotole d’acqua e di cibo sistemate in qualche angolo più discreto del parco (le ricordo anni fa nei pressi della conserva della neve).
Perché dico che esiste un Dio riparatore dei torti? Perché vige, a Villa Lante, un divieto assoluto di introdurre cani. Non dico nel giardino all’Italiana – ci si può comunque ragionare – ma anche nel parco. Decisione altamente discutibile e almeno per un paio di motivi. Ricordo alle autorità preposte, che una famiglia su tre in Italia possiede cani, e quindi potenzialmente si esclude un terzo della popolazione italiana che ama girare in compagnia dei propri animali.
Il secondo motivo è che il divieto è generico non tiene conto che altrove – in certi paesi più civili, ma anche in Italia – l’ingresso è autorizzato per cani al guinzaglio e proprietari dotati di bustine e palette per raccogliere le deiezioni, da gettare in appositi cestini. Insomma, l’ingresso al Parco di Villa Lante, che per sua destinazione originaria oltre tutto va tenuto allo stato naturale (salvo fontane…) – dovrebbe essere
libero per le persone civili.
Fatto sta che il sottoscritto, lungamente fruitore in passato del bel parco, da quando possiede dei piccoli cani non vi ha più potuto metter piede. Ricordo che circa un anno fa scrissi anche alla Sovrintendenza; ovviamente senza ottenere risposta.
E vabbé, benvenuti cinghiali. “A questo mondo c’è giustizia finalmente”…

















