
ROMA – Il Papa ha incontrato e benedetto i Facchini di Santa Rosa. Una giornata che entra nella storia della più importante tradizione viterbese quella che è stata segnata dall’udienza papale riservata ai cavalieri di Rosa.
Riportiamo il discorso che il Santo Padre ha rivolto al Sodalizio:
“Le radici della vostra storia ci portano ai giorni in cui la Santa visse a Viterbo, dove ebbe un’esperienza mistica che la rese promotrice di devozione e di vitalità cristiana per tutta la città. Giovanissima, fece una scelta di povertà assoluta e di dedizione alla carità, e fu una vera trascinatrice, coinvolgendo con il suo amore per Gesù molti altri, al punto da diventare una presenza scomoda per le autorità, che la esiliarono assieme alla sua famiglia.
Una “santa agitata”, potremmo dire, ma dallo Spirito Santo, così che la sua esperienza interiore non poté restare nascosta, ma si propagò come la luce di una lampada che illumina tutta la casa. Abbiamo bisogno di santi così, anche oggi: persone che non stanno in pantofole sul divano ma che, ardenti del desiderio incontenibile di vivere e annunciare il Vangelo, con passione diventano contagiose nella santità.
E voi continuate a trasmettere questa memoria con il vostro servizio e con il vostro impegno di vita cristiana. Durante le celebrazioni della Festa, trasportate una “macchina” alta circa trenta metri e dal peso medio di più di cinquanta quintali, sulla cui cima è posta la statua della Santa. Si tratta di un segno spettacolare, che catalizza attorno a sé tutta la città e che attira dal mondo intero folle di pellegrini e visitatori, al punto che dal 2013 la Macchina di Santa Rosa ha ricevuto dall’Unesco il riconoscimento di patrimonio immateriale dell’Umanità.
Ricordatevi però che ciò che fate è molto più importante di questo, perché voi, mostrando a tutti col Trasporto quanto è grande l’esempio di Rosa, attraverso di Lei fate conoscere il Vangelo di Gesù. Ecco la cosa più importante: far conoscere il Vangelo di Gesù attraverso Santa Rosa e farlo insieme, uniti e solidali, vivendone i valori con “fede, forza e volontà”, “rispetto e umiltà”, perché, in processione e nella vita, un’impresa così grande nessuno può realizzarla da solo, proprio come dicono i vostri statuti e come ricorda uno dei motti che scandite insieme durante il cammino “Semo tutti d’un sentimento”.
Grazie per ciò che fate, per le tante attività assistenziali, culturali e morali con cui so che rendete operativo e concreto nella vita delle persone, specialmente le più bisognose, ciò che rappresentate in occasione della Festa. Vi incoraggio a tenere viva questa tradizione e vi benedico con il cuore”.


















