Il Palazzo delle Poste di Viterbo festeggia i suoi primi 80 anni
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Per l'occasione aperta una mostra di foto, oggetti e filmati storici che mettono in relazione Poste Italiane con Viterbo

Era il 21 aprile del 1936, esattamente 80 anni fa, che venne inaugurato e aperto per la prima volta il Palazzo delle Poste di Viterbo, in via Ascenzi. Questa mattina in occasione del traguardo raggiunto dall’edificio, il palazzo è stato aperto al pubblico per visitare l’esposizione di foto, oggetti e filmati storici arrivati direttamente dall’Archivio Storico di Poste Italiane.

Un’occasione anche per ricordare la grande storia dell’edificio che svetta su Piazza del Sacrario, progettato durante il periodo del fascismo dall’architetto Cesare Bazani, che ha anche disegnato la sede del Ministero dell’Istruzione. A realizzarlo, poi, fu l’impresa Calabresi con un costo all’epoca di circa 2 milioni di lire. Sulla torre, inoltre, campeggia il grande orologio ancora funzionante, decorato con dodici piastrelle in terracotta che rappresentano i dodici segni dello zodiaco, realizzate dallo scultore Publio Morbiducci.

Presenti alla manifestazione di oggi il direttore della filiale di Viterbo, Luciano Tola, la responsabile area centro di Poste Italiane, Tiziana Morandi, il sindaco e vice di Viterbo, Leonardo Michelini e Luisa Ciambella, lo storico Mauro Galeotti e il consigliere regionale Enrico Panunzi.

Il palazzo delle Poste è ormai parte integrante della storia di Viterbo, ma anche dell’azienda stessa, che quest’anno festeggia i suoi 154 anni. All’interno della mostra una raccolta di momenti storici di Poste Italiane e di Viterbo, tra cui un bozzetto della Macchina di Santa Rosa che ha sfilato proprio nel 1936, quando fu fondato l’edificio. A corredare il tutto, infine, anche uno speciale annullo filatelico realizzato appositamente per l’evento, con il quale il sindaco e il direttore Tola hanno timbrato alcune cartoline emesse per l’occasione. Due diverse stampe a tiratura limitata – 500 per ogni cartolina – con immagini e dettagli dello storico palazzo.

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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