Il pagellone de La Fune - La maggioranza al Comune di Viterbo
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Anno di grazia 2017, quasi 2018. Ultimo dell'era Michelini, salvo bis. Piuttosto impossibile, a onor del vero. In questi giorni con La Fune abbiamo dato le pagelle alla giunta del comune capoluogo e ai politici della Tuscia. Ora ci spostiamo sul consiglio comunale di Viterbo.

di Roberto Pomi

 

Anno di grazia 2017, quasi 2018. Ultimo dell’era Michelini, salvo bis. Piuttosto impossibile, a onor del vero. In questi giorni con La Fune abbiamo dato le pagelle alla giunta del comune capoluogo e ai politici della Tuscia. Ora ci spostiamo sul consiglio comunale di Viterbo.

Luogo recentemente sempre meno significativo. La stanchezza di fine consigliatura, il tirare a campare diffuso, la maggioranza pasticciona e le minoranze rassegnate non hanno fatto brillare di vita la sala d’Ercole. E’ come se il consiglio comunale di Viterbo, in questo ultimo anno, si fosse particolarmente ingrigito. Tanto che l’abbiamo frequentato sempre meno, per assenza d’interesse.

Questo rende le pagelle ancora più complicate. Eppure abbiamo deciso di tentarle.

 

LE PAGELLE DELLA MAGGIORANZA A PALAZZO DEI PRIORI

Francesco Serra. Niente o poco resta del Serra pronto anche a fare il sindaco di Viterbo. In questi ultimi cinque anni si è piuttosto logorato, sul piano politico. Nel 2017 è in buona sostanza quasi scomparso. Peccato. Nel 2013 era entrato da leader a Palazzo dei Priori, ne esce in mezzo agli altri. Voto 5. Annacquato.

Paolo Moricoli. Sarà ricordato nella storia della città di Viterbo più per il Minifestival che per la sua attività e incisività da consigliere comunale. A suo agio nell’ambiente della Consulta del Volontariato meno sui tavoli veri del potere. Voto 5. Mite.

Melissa Mongiardo. Assente, presente, assente. Nella vita della giovane consigliera c’è tanta Roma e poca Viterbo. Questione a volte sollevata anche da venefiche compagne di coalizione. Nella forma battagliera, nella sostanza … Vista la giovane età e il carattere, che certo non le manca, ci si aspettava di più. Voto 5,5. Morbida.

Daniela Bizzarri. Se non ci fosse bisognerebbe inventarla. Persona dolce, come le caramelle che è solita portare con sé. Anche se nella battaglia politica diventa una furia e colpisce senza prestare troppa attenzione. Politicamente troppo schiacciata sul “capo”. Non si sbaglierebbe dicendo che “Daniela Bizzarri è più fioroniana di Fioroni stesso”. Voto 5. Pasionaria fioroniana.

Arduino Troili. Bruciò la sedia sul “Focarone di Sant’Antonio” a Bagnaia (in verità infuocato tantissimo da Sbottonati) ma non ha lasciato mai davvero la poltrona. Dopo tanta minoranza interna oggi è una delle gambe più ferme di Michelini. Il tutto per portare qualche cosetta a Bagnaia. Tutta roba solida e spiccia, utile ma non dentro a qualche prospettiva. Voto 4. Materialista.

Mario Quintarelli. In passato è stato tra i nostri preferiti, poi si è spento (nel senso politico) anche lui. Voto 4. Fiacco.

Patrizia Frittelli. Un’eccellenza viterbese, sì ma nel campo della medicina. Essere o non essere in consiglio comunale che differenza ha fatto? Ce lo chiediamo, con umiltà e onestà. Politicamente nessuna infamia, nessuna lode. Voto non espresso. Neutra.

Martina Minchella. Nel 2017, nonostante il piattume generale, ha tirato fuori le unghie in diverse occasioni. Non risparmiando stoccate allo stesso sindaco. Silenziosa e sorniona è riuscita, complessivamente, a tracciare un suo percorso politico fino al vertice dell’Unione Comunale Pd. Voto 5,5. Pantera.

Aldo Fabbrini. Veterano della politica locale è figura d’esperienza e più volte l’ha fatto pesare. All’interno di un consiglio comunale ingessato e bloccato lui come gli altri non hanno certo brillato. Voto 5. Osservatore.

Marco Volpi. Ha combattuto tanto, per cambiare il verso all’amministrazione Michelini. Battaglia persa, tanto che Volpi è apparso sempre più stanco e rassegnato. Voto 5. Abbattuto.

Augusta Boco. Qualche sveglia ha cercato di suonarla con sporadici comunicati stampa. Politicamente ha forse comunicato più lei che il sindaco Michelini. Il che è tutto dire. Voto 5. Tiepida.

Christian Scorsi. Da Scorsi aspettiamo ancora qualche fondo europeo a sostegno di progetti promossi dal Comune di Viterbo. Abbiamo cercato di sollecitarlo più volte ma alla fine non c’è stato niente da fare. Voto 5. Piatto.

Massimo Cappetti. La sua faccia ispira istintiva simpatia. Politicamente? Rari i suoi interventi in consiglio comunale. Ha saputo stare al suo posto in questa prima esperienza a Palazzo dei Priori. Voto 5. Ordinario.

Paolo Simoni. Fare il consigliere è pur sempre un’esperienza e siamo sicuri lo sia stata anche per Paolo Simoni. Uomo simpatico, come ha dimostrato più volte con i suoi interventi a Sbottonati. La politica però è roba complicata da masticare e metterla in maniera concreta al servizio della città un’alchimia rara. Simoni ci ha provato e nulla può essere dubitato sulla sua buona fede. La verità è che ci piace pensarlo di più come simpatico speaker radiofonico. Si fa il bene di un territorio anche per sottrazione. Voto 4,5. Scudiero.

Claudio Mecozzi. Non abbiamo capito se sia entrato mai davvero nel ruolo. Voto non espresso. Novizio.

Livio Treta. Temperamento forte e battagliero. Treta non demorde mai, anche quando ha torto. Magari non se ne accorge o magari è questione di tigna. Uomo da corpo a corpo, forse per la sua mente da professore di educazione fisica. Anche lui si è perso nel pantano di questo 2017. Non ha tuttavia risparmiato commenti e interventi, contrapposizioni o ingressi duri a colleghi di consiglio. Voto 5. Marziale.

 

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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