Il "No" alle scorie nella Tuscia arriva anche al presidente Mattarella
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VITERBO - "Questo deposito sarebbe, così come lo sono le centrali nucleari, un obiettivo militarie di grande pericolosità. Per questo il nostro auspicio è che si ripensi criticamente a questa scelta e si cambi radicalmente strada".

VITERBO – “Come Biodistretto della Via Amerina e delle Forre abbiamo rappresentato nella manifestazione nazionale “Agricoltura è” tutta la nostra contrarietà all’ipotesi del deposito delle scorie radioattive nella Tuscia, perché i cittadini di Roma e le autorità nazionali abbiano ben chiaro il valore negativo per la Tuscia di questa possibilità – così in una nota la Fondazione Bio-distretto della via Amerina e delle Forre ETS -.

Con sobrietà e rispetto abbiamo sottolineato i nostri rilievi al Presidente della Repubblica Mattarella. Al pari tempo abbiamo riaffermato, perché sia chiaro a tutti, la nostra determinazione nel contrastare questa eventualità, forti del consenso dei nostri cittadini viterbesi, di tutti i nostri sindaci e delle autorità politico – istituzionali provinciali e regionali.

Una rappresentazione la nostra nel villaggio agricolo di piazza Esedra non abusiva, perché la Tuscia è stata ed è uno dei luoghi elettivi dell’agricoltura italiana, perché nella Tuscia vi sono prodotti agricoli di eccellenza, perché la stessa area del Biodistretto della via Amerina e delle Forre ha una superficie agricola utile biologica fra le più alte d’Italia.

Non è certo un caso che la provincia di Viterbo unica in Italia, ha ben cinque distretti biologici che coprono la maggioranza dei comuni, e in ognuno dei 21 siti ipotizzati dalla Sogin vi è almeno un comune che fatto la scelta di essere parte di un distretto biologico. Questa “discarica nucleare”, non è solo incompatibile con la realtà sociale ed ambientale della Tuscia e con la sua storica realtà e vocazione agricola, ma anche con l’articolo della 13 della legge nazionale sul biologico. L’ipotesi della “discarica nucleare” nella Tuscia, se dovesse divenire realtà sarebbe un’ipoteca distruttiva del nostro territorio.

Insistere come fa la Sogin sul deposito unico nucleare è comunque un grave errore. Il deposito unico di scorie radioattive se era ieri un errore concettuale e pratico, al punto che non esistono depositi unici in Europa, lo è ancor più oggi quando nella stessa Europa è presente una guerra pericolosa ed è ripresa una corsa al riarmo. Questo deposito sarebbe, così come lo sono le centrali nucleari, un obiettivo militarie di grande pericolosità. Per questo il nostro auspicio è che si ripensi criticamente a questa scelta e si cambi radicalmente strada”.

 

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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