

VITERBO – Nel mondo d’oggi, dove tutto corre veloce e spesso si finisce per mangiare roba che sa di cartone, succede ancora che in un angolo di Vasanello, nel cuore della Tuscia, qualcuno si ostini a fare le cose come Dio comanda. E quando dico “come Dio comanda”, intendo proprio così: con le mani in pasta, il sudore sulla fronte e quel rispetto sacro per la farina che è l’ultima vera frontiera della civiltà.
La notizia, quella buona, arriva dal “Premio Roma 2026”, dove i fratelli Paolo e Giuseppe Pieri – quelli de “I Fornai” di Vasanello – hanno fatto il colpaccio. Hanno preso il primo posto nella categoria “pane senza sale”.
Ora, voi direte: “Ma come, il pane sciapo?”. Appunto. È lì che sta il trucco, o meglio, la maestria. Perché fare un pane che non ha il sale per nascondere le mancanze, significa che quel pane deve essere buono per forza. Deve avere l’anima.
Michael Del Moro, il presidente di Confartigianato Viterbo, che di gente che lavora se ne intende, non è riuscito a nascondere una certa soddisfazione nel commentare l’impresa dei due fratelli. “Questo importante riconoscimento – ha dichiarato Del Moro – premia il lavoro, la passione e la competenza di un’impresa che ogni giorno porta avanti con orgoglio i valori dell’artigianato alimentare”.
E ha ragione da vendere, il presidente. Perché, in tempi di macchinari che fanno tutto da soli e di ricette stampate su fogli elettronici, vedere qualcuno che vince un premio così prestigioso con un prodotto che è “un patrimonio gastronomico e identitario”, è una faccenda che ridà speranza al genere umano.
Del Moro, continuando a tessere le lodi dei Pieri, ha voluto allargare il cerchio: “Paolo e Giuseppe Pieri e tutta la squadra de I Fornai hanno saputo valorizzare una produzione semplice solo in apparenza, trasformandola in un simbolo di qualità, identità territoriale e innovazione nel rispetto della tradizione”.
Perché poi, in fondo, l’artigiano è un po’ come quel parroco che ripara il tetto della chiesa con le proprie mani: non cerca la gloria, cerca la sostanza. E il premio Roma non è solo una medaglia al petto dei fratelli Pieri, ma un fregio per tutta la provincia. “È la dimostrazione concreta – ha concluso Del Moro – di come le nostre imprese artigiane siano capaci di competere ai massimi livelli grazie all’eccellenza delle materie prime, alla professionalità e alla capacità di custodire e tramandare saperi antichi”.
Insomma, mentre altrove si discute del sesso degli angeli o di chissà quali astrazioni, a Vasanello si è fatto il pane buono. E questo, credetemi, è il modo più serio che esista per celebrare la vita. Complimenti ai Pieri, dunque. E che il loro lievito continui a fermentare, ché di gente che sa fare le cose per bene, al mondo, c’è sempre un disperato bisogno.


















