Il logo di Viterbo Capitale della Cultura spiegato
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Il logo è stato donato da Andrea Venanzi. Il blu e il giallo per donare solennità e saggezza, il pin di Google Maps e il quadrifoglio di Palazzo dei Papi combinati per evocare il legame tra passato e futuro.

Il blu e il giallo per donare solennità e saggezza, il pin di Google Maps e il quadrifoglio di Palazzo dei Papi combinati per evocare il legame tra passato e futuro. Lo ha descritto così il coordinatore del Comitato scientifico che lavora per Viterbo Capitale della Cultura Claudio Margottini ospite ieri di Sbottonati Viterbo (riascoltabile qui). Un logo donato da Andrea Venanzi: “una persona – ha detto Claudio Margottini ringraziandolo – che collabora anche su altre cose”. In che senso? “Intendevo dire con me sottoscritto. Sono andato a cercare aiuto nelle persone che potevano darci una mano con un minimo del loro tempo accontentandosi di un grazie”.

Quanto alle scelte estetiche. “Stavamo cercando un logo evocativo e questo lo è perché unisce passato e futuro, proprio ciò che ci aspettiamo da questo bando. La o di Viterbo ha la forma del pin di Google Maps che contiene il quadrifoglio di Palazzo Papi. Così unisce il simbolo e il cammino alla nostra tradizione. I colori, oltre ad essere i colori della nostra città, comunicano saggezza e solennità”. Sì e arrivati a questa scelta passando prima sul rosso e il grigio. Il primo colore per fare riferimento a Viterbo Città dei Papi e il secondo colore per evocare il peperino. Poi l’idea è stata sviluppata ed è ricaduta sul blu e sul giallo.

 

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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