

VITERBO – A settembre arriva in libreria “Pensare la città. Viterbo immaginaria, leggere il futuro”. Già dal titolo, lo ammettiamo, il pensiero corre subito a Trainspotting. E non perché ci si aspetti una discesa agli inferi tra siringhe e periferie degradate, ma perché il trip – seppur intellettuale – sembra esserci tutto. L’attesa è per il contenuto, certo, ma a pesare come un macigno in calce alla copertina è la firma: Filippo Rossi.
Diciamolo chiaro: Rossi non è uno che passa inosservato. È un giornalista, certo, ma è soprattutto quel tipo di animale politico che ha saputo creare l’evento culturale che ha segnato Viterbo più di chiunque altro (se escludiamo, per amor di Dio e dovere di cronaca, il Conclave). Poi c’è stata la politica, l’ambizione di cambiare la città dei Papi, e infine il crash. Quel gran casino che ha sfasciato la galassia di Caffeina, inghiottendo tutto, visioni e progetti compresi.
Ma il Nibelungo – concedeteci il soprannome, che gli calza a pennello tra mito e leggenda – non è tipo da restare sepolto sotto le macerie dell’oro del Reno. È tornato. È attivo sui social da qualche mese, batte il marciapiede del centro, si vede al bar, quel santuario laico dove da sempre si sminestra la politica dei posti piccoli. E ora, appunto, il libro.
Il libro è il punto di caduta. O di partenza? Siamo a Viterbo, la primavera prossima si vota per il Comune. E qui il sillogismo aristotelico, anche quello un po’ spiccio che si fa tra un caffè e l’altro, scatta quasi in automatico: Rossi si candiderà. È scritto nelle stelle, o forse solo nell’inchiostro di quelle pagine.
Ecco allora che “Pensare la città” si trasforma, per i nostri occhi di cronisti smaliziati, nel “Libretto rosso” di Filippo. Un remake nostrano dell’epopea di Mao, adattato alle mura di peperino, con l’obiettivo dichiarato di “liberare” Viterbo. Da chi? Dai nazionalisti di scuola Frontini, in prima battuta, ma probabilmente anche da tutto il resto del panorama politico cittadino, un mosaico stanco che non sembra avere troppa voglia di farsi scuotere.
Il libro è in uscita. Noi, intanto, giriamo l’invito a Rossi: Filippo, mandaci una copia. Promettiamo di leggerla con attenzione, di cercare tra le righe il programma, la visione, la strategia. E magari di fare anche qualche spoiler, giusto per tenere caldi i motori in vista della prossima, inevitabile, battaglia elettorale.
Il Nibelungo ha deciso: la missione è ricominciata. E Viterbo, che ha la memoria corta ma la passione per le sfide, sta già a guardare.




















