Il "lancio su Vallebona", i consiglieri Volpi, Boco e Micci si spendano per una targa ricordo
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Sette soldati americani precipitarono con il loro aereo, colpito dai tedeschi, e si lanciarono su Vallebona. Vennero nascosti dalla popolazione locale e riuscirono a salvarsi. Una pagina di storia minore che rischia di scomparire per sempre. Chiediamo ai consiglieri grottani di fissarla nella memoria civica con una semplice targa da apporre in un angolo del paesino.

Questa domenica abbiamo raccontato ai lettori de La Fune la storia del bombardiere americano colpito dalla contraerea nazi-fascista e sprofondato nelle acque del lago di Bolsena. Ma più che altro abbiamo rispolverato una pagina che pochi conoscono, quella del lancio su Vallebona.

Sette soldati statunitensi trovarono l’accoglienza e la copertura della gente del posto. Un’azione di coraggio da parte della popolazione locale che meriterebbe di essere ricordata almeno con un semplice targa da apporre in qualche angolo della piccola frazione.

Oggi Vallebona è un piccolo gruppo di case, la maggior parte delle quali disabitate, subito sotto Grotte Santo Stefano. Un territorio che la geografia politica ha attribuito al Comune di Viterbo. Della zona di Grotte ci sono in consiglio comunale tre consiglieri: Marco Volpi, Augusta Boco ed Elpidio Micci.

La Fune chiede ai tre un piccolo sforzo per far realizzare una targa, che ricordi il coraggio dei civili che nel gennaio del 1944 diedero protezione ai militari Alleati. Un gesto che, se scoperto dai nazi-fascisti poteva costare la vita. Una pagina di Resistenza minore, ma di cui comunque sarebbe ingiusto perdere la memoria. 

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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