
VITERBO – Attenzione, stiamo per dirvi una verità scomoda: nessun leader locale di partito è padrone dei voti del proprio simbolo. L’equazione che suonerebbe così: io capo locale di un partito posso chiedere agli elettori di quel simbolo di dare la propria preferenza al ballottaggio dove dico io; non funziona.
Tutti sembrano avere dimenticato la lezione di Topolino nell’Apprendista Stregone. Si badi bene che non tiriamo in ballo il pensiero di complessi filosofi, analisti, esperti di statistica e società ma di Topolino.
Così assistiamo a un grande teatro di incontri, dialoghi, promesse. L’elettorato non funziona così e i voti che un grande capo può controllare direttamente sono qualche centinaio. Il resto passa per tanti mediatori ed è difficile indirizzarlo e folle pensare o raccontare di disporne. Specie al ballottaggio.
Al ballottaggio vince chi ha il giusto clima intorno a sé, chi ha il vento nella propria scia. E qui qualche pensatore serio vogliamo citarlo, Seneca: “Non si può fermare il vento con le mani”. Così farebbero bene i signori candidati a lavorare per creare un clima intorno a sé, a comunicare a una città troppo grande per essere raggiunta con le reti dei partiti (specie quelli troppo liquidi dell’anno di grazia 2022). Ci sono troppe casalinghe, non di Voghera ma di Viterbo, che nessuno sta raggiungendo. E forse i destini di questa campagna elettorale sono molto meno scritti di quanto qualcuno potrebbe pensare.


















