Il grande teatro di chi pensa di spostare voti a proprio piacimento
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VITERBO - L'equazione che suonerebbe così: io capo locale di un partito posso chiedere agli elettori di quel simbolo di dare la propria preferenza al ballottaggio dove dico io; non funziona. 

VITERBO – Attenzione, stiamo per dirvi una verità scomoda: nessun leader locale di partito è padrone dei voti del proprio simbolo. L’equazione che suonerebbe così: io capo locale di un partito posso chiedere agli elettori di quel simbolo di dare la propria preferenza al ballottaggio dove dico io; non funziona. 

Tutti sembrano avere dimenticato la lezione di Topolino nell’Apprendista Stregone. Si badi bene che non tiriamo in ballo il pensiero di complessi filosofi, analisti, esperti di statistica e società ma di Topolino. 

Così assistiamo a un grande teatro di incontri, dialoghi, promesse. L’elettorato non funziona così e i voti che un grande capo può controllare direttamente sono qualche centinaio. Il resto passa per tanti mediatori ed è difficile indirizzarlo e folle pensare o raccontare di disporne. Specie al ballottaggio. 

Al ballottaggio vince chi ha il giusto clima intorno a sé, chi ha il vento nella propria scia. E qui qualche pensatore serio vogliamo citarlo, Seneca: “Non si può fermare il vento con le mani”. Così farebbero bene i signori candidati a lavorare per creare un clima intorno a sé, a comunicare a una città troppo grande per essere raggiunta con le reti dei partiti (specie quelli troppo liquidi dell’anno di grazia 2022). Ci sono troppe casalinghe, non di Voghera ma di Viterbo, che nessuno sta raggiungendo. E forse i destini di questa campagna elettorale sono molto meno scritti di quanto qualcuno potrebbe pensare. 

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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