Il gasometro sulla Cassia Nord obbliga tante aziende a un piano di fuga, scoppia la polemica
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Forse non tutti sanno che sulla Cassia Nord, più o meno all'altezza del noto Maury's, esiste un impianto di stoccaggio del gas. Un gasometro. Lo hanno imparato bene, in queste ultime settimane, tanti imprenditori della zona e fino al Poggino. 

Forse non tutti sanno che sulla Cassia Nord, più o meno all’altezza del noto Maury’s, esiste un impianto di stoccaggio del gas. Un gasometro. Lo hanno imparato bene, in queste ultime settimane, tanti imprenditori della zona e fino al Poggino

Questo perché sono alle prese con il dotarsi di un piano di evacuazione. Lo ha reso necessario una decisione della Commissione Grandi Rischi della Prefettura, che periodicamente si incontra e lavora alla mappatura dei rischi della città in caso di eventi calamitosi. Facciamo ipotesi di scuola, insieme ai debiti scongiuri. Se a causa di un terremoto ci fossero problemi all’impianto di stoccaggio e fosse necessario evacuare l’area serve farlo seguendo un piano evacuazione. Questo rende obbligatorio per chiunque si trovi entro un determinato raggio, fissato dagli esperti, provvedere a mettersi in regola.

Ogni azienda può fare un piano d’evacuazione in proprio, ma l’opzione risulterebbe piuttosto costosa, oppure fare parte di un piano in comune. Con una quota sopra le cento euro, 150 il costo raccontatoci da alcuni titolari d’azienda interessati.

E proprio alcuni di questi non l’hanno presa benissimo: “Dobbiamo sostenere questa spesa perché a 600 metri da noi c’è un impianto di stoccaggio del gas? Provvedessero loro a sostenere le spese necessarie”. Un malcontento che serpeggia nella zona tra Cassia Nord e Poggino dal giorno in cui il Comune di Vitebo ha mandato i vigili urbani a informare sull’obbligo di dotarsi di un piano di fuga per tutte le realtà in un raggio appunto di 600 metri dal gasometro. Chi non dovesse adeguarsi rischia di incorrere in corpose sanzioni. 

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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