Il futuro agricolo della Tuscia al centro di un incontro tra Fdi e Coldiretti
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VITERBO - "L’agricoltura del futuro cambierà volto, di pari passo con il mondo che viviamo, e allora bisogna farsi trovare pronti; comprendere che il settore dell’agroalimentare si sta evolvendo e il consumatore finale con esso - così Pietro Narduzzi, responsabile dipartimento Agricoltura Fdi -".

VITERBO – I nuovi orizzonti dell’agricoltura della Tuscia al centro di un incontro tra Mauro Pacifici ed Elvino Pasquali, rispettivamente presidente e direttore Coldiretti Viterbo e il deputato Fratelli d’Italia Mauro Rotelli, il consigliere provinciale Gianluca Grancini e Pietro Narduzzi, responsabile del dipartimento Agricoltura di Fratelli d’Italia.

Molti i temi sul tavolo: una buona scelta delle energie rinnovabili, il fotovoltaico solo per fare un esempio, che non si ponga in contrasto con le naturali peculiarità del territorio e le sue produzioni, la difesa dei nostri alimenti, che oggi sono minacciati dall’applicazione del Nutri Score in ambito europeo, l’incremento delle infrastrutture, sempre più rilevanti a causa della pandemia che ci ha colpiti, fino ad arrivare alla necessaria rappresentanza della nostra zona in tutte le sedi opportune (Regione, consorzi e quant’altro).

Infine, interventi legislativi mirati  e improntati a trasparenza, chiarezza e lungimiranza, che non sviliscano lo spirito imprenditoriale e agricolo del paese.

“L’agricoltura del futuro cambierà volto, di pari passo con il mondo che viviamo, e allora bisogna farsi trovare pronti; comprendere che il settore dell’agroalimentare si sta evolvendo e il
consumatore finale con esso – così Pietro Narduzzi, responsabile dipartimento Agricoltura Fdi -.

In tal modo, diventano centrali la tradizione e la cultura delle nostre buone pratiche alimentari e agricole perché il Made in Italy, o meglio il Made in Tuscia, porta con sé un retaggio culturale dal valore inestimabile. Perderlo e non tramandarlo potrebbe significare la polverizzazione della sapienza dei nostri antenati. Potremmo immaginare un mondo privato di tutto questo? La creazione di una volontà comune, scevra da interessi particolari, che riesca ad iniziare un percorso di rinnovamento diventa quanto mai necessario. Esitare significherebbe perdere l’appuntamento con la storia, la nostra storia, e la Tuscia merita di giocare un ruolo di attore protagonista, impegnando le sue forze migliori al servizio della comunità”.

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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