

VITERBO – Lo schema politico, quello che fino a pochi mesi fa sembrava una partita a scacchi dai contorni sfumati, ha trovato la sua quadratura. Le geometrie variabili, i “non detto” e le navette tra i banchi della maggioranza hanno lasciato spazio alla certezza di un timbro, di una firma, di una collocazione che non ammette più letture a metà. Il “frontinismo”, quella creatura politica nata civica, trasversale, quasi allergica alle etichette dei partiti tradizionali, ha ufficialmente abbracciato l’azzurro di Forza Italia. O, se preferite la versione speculare, è Forza Italia ad aver abbracciato lei. Come vorrebbero i Berlusconi, per crescere “of course”.
La notizia, che da tempo aleggiava tra i corridoi di Palazzo dei Priori come un sussurro insistente, è diventata cronaca ufficiale. Un patto federativo in piena regola, sancito dai pesi massimi in salsa locale gialloblu del partito di Berlusconi: Maurizio Gasparri e Francesco Battistoni. È la stretta di mano che cambia, di fatto, la natura genetica della guida di Palazzo dei Priori. La sindaca Chiara Frontini, che sul civismo puro aveva costruito la sua ascesa, si ritrova ora formalmente e inequivocabilmente dentro il perimetro del centrodestra.
Ma attenzione ai dettagli, perché in politica – e specialmente in quella viterbese – il diavolo si nasconde sempre nei sottotesti. A confluire negli azzurri non è l’intera galassia che sostiene l’amministrazione, ma solo il “cuore pulsante”: la lista Viterbo2020. Le altre liste, quelle che compongono il mosaico della maggioranza, restano per ora fuori dal perimetro del partito. Un modo per mantenere l’identità, forse, o un primo passo di una manovra a tenaglia ancora tutta da decifrare. Oppure un modo per dire fuori dalla maggioranza “Ughetto” e dentro “Elpidio Micci” o, in caso di elezione al sogni assessorile di quest’ultimo, Isabella Lotti.
Chi pensava che questa fosse una manovra estemporanea, figlia delle convenienze del momento, sbagliava di grosso. Le radici di questo “matrimonio” affondano nel terreno fertile delle scorse provinciali. È lì che è scoccata la scintilla, un laboratorio politico che ha trovato la sua consacrazione definitiva nella lista unica delle ultime provinciali del 2026. E poi c’è il filo rosso che lega la cronaca al passato: Chiara Frontini non è un corpo estraneo al centrodestra. La sua storia politica è sbocciata proprio tra le fila del Popolo della Libertà, con i primi passi mossi all’ombra dell’amministrazione Marini. Un ritorno a casa, quindi? Più che un ritorno, un cerchio che si chiude. Anche se in questo caso più che un ritorno di Frontini nel centrodestra sembrerebbe scriversi una storia diversa: quella di una Forza Italia che gira sul civismo, si stacca dai “fratelli”, e strizza l’occhio ai dem di rito panunziano.
Nel frattempo, in aula, la musica era già cambiata da un pezzo. La sinergia tra la compagine civica e il capogruppo azzurro Elpidio Micci – un vero tessitore di questa tela – era sotto gli occhi di tutti. Ogni atto, ogni delibera, ogni dibattito in consiglio era il preludio di questa convergenza istituzionalizzata nelle ultime ore.
Cosa cambia adesso? Cambia la postura della sindaca, che ora ha un ombrello nazionale di tutto rispetto. Cambia il peso specifico di Forza Italia a Viterbo, che torna a essere protagonista assoluta della vita amministrativa. E, soprattutto, cambia la narrazione di una città che, nata civica, si è risvegliata, con buona pace di chi ancora credeva nel “tutti contro tutti”, pienamente incardinata in una cornice partitica ben definita.
Il frontinismo non è morto, si è solo vestito d’azzurro. E a Viterbo, adesso, comincia un’altra storia. Ogni attore (o meglio ogni comparsa) della maggioranza civica potrà ora cercare il proprio minuto di gloria e distaccarsi oppure rimanere in silenzio e andare avanti. Keep calm and carry on. Valeva per l’Inghilterra di Churchill, può essere potabile anche nella piccola e provinciale Viterbo.

















