
VITERBO – 101 ettari di pannelli fotovoltaici su terreni agricoli in località Cipollaretta, nella campagne del capoluogo. Un progetto che per dimensioni è molto simile si vuole realizzare vicino all’antica città di Ferento, in località Pian di Giorgio, e per il quale si è in attesa della ultima e decisiva Conferenza dei servizi.
L’anno scorso sono stati autorizzati altri impianti in località Rinaldone (73ettari) e Petrignella (17,5 ettari). Martedì scorso invece è arrivato il via libera in Conferenza dei servizi a un impianto in località San Cataldo (8,53 ettari). Altri progetti sono in embrione nell’area di Mammagialla.
Un utilizzo di rapina del territorio. Evidentemente l’imprenditoria nel Viterbese non può andare oltre. Non c’è progettualità, visione, futuro e quindi tutto si riduce a un po’ di ricchezza monetaria in più. Questa la differenza, la mentalità, tra la Tuscia e la Toscana. Ecco perché un ettaro di vigneto o un casale alle nostre latitudini vale un decimo. E se la strada scelta sarà quella della deturpazione del paesaggio le cose andranno sempre peggio.
Colpa degli imprenditori, vogliamo dirlo con molta chiarezza. Ma anche di chi, nelle istituzioni, dovrebbe giocare un ruolo di indirizzo e generare il quadro di visione formazione e occasioni in cui le aziende dovrebbero muoversi.
In assenza di tutto questo il declino del territorio sarà progressivo e inarrestabile. Il valore della Tuscia: agricolo e turistico; andrà a deteriorarsi e il danno sarà enorme. Il movimento di contrasto alla diffusione del fotovoltaico a discapito delle campagne è un elemento prezioso che ci auguriamo possa crescere e arginare quanto sta accadendo. Se si vuole avere un’idea di quale è una terra che vale consigliamo di guardare le campagne toscane, la loro cura, messa a frutto con prodotti di qualità e che servono il mercato internazionale.
Non c’è nulla di più: solo la testa è diversa e la visione e consapevolezza delle cose.


















