Il fondatore del Wwf in difesa dei faggi caprolatti. Il Comune vuole tagliare 30 ettari di bosco
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Contro il taglio di trenta ettari di faggeta entra in campo anche un simbolo dell'ambientalismo italiano: Fulco Pratesi. Ieri ha dedicato l'editoriale del Corriere della Sera proprio alla questione caprolatta.

“Giù le mani dalla Faggeta del lago di Vico”, al fianco degli ambientalisti scende in campo Fulco Pratesi. Nell’edizione di domenica del Corriere della Sera, il fondatore di Wwf Italia, dedica un’editoriale della prima pagina alla selva cimina. Il tutto sotto al titolo ‘Quegli alberi da salvare’.

Al centro il piano di gestione forestale del Comune di Caprarola (che decide su 300 ettari di bosco) con cui è previsto l’abbattimento di 30 ettari. “Lo scopo dichiarato – scrive Pratesi – è quello di studiare e favorire la rinnovazione della foresta troppo vetusta, ma gli ambientalisti temono che si desideri invece fare cassa sul pregiato legname”. Un po’ come accaduto nel recente passato per un’operazione simile a Bassano Romano, su cui intervenne lo stesso Pratesi. Il fatto si è consumato due anni fa scatenando una mobilitazione ecologista e  un’inchiesta. “I precedenti esperimenti di questo genere – dicono gli ambientalisti – piuttosto che favorire il ringiovanimento della faggeta hanno agevolato, nelle radure artificialmente aperte, l’insediamento del cerro o, peggio, dei più invadenti cespugli di rovo”.

Per farla breve, il timore è che si vadano a perdere i faggi che crescono a un’altitudine eccezionalmente bassa (“faggeta depressa”, in gergo tecnico) e che già in epoca romana avevano contribuito alla creazione del mito della selva cimina, inviolabile e rischiosa persino per gli eserciti. 

Pratesi ricorda comunque che a favore del bosco giocano i vincoli a cui è sottoposto. Quelli europei (Sito d’importanza comunitaria, Zona a protezione speciale e Habitat prioritario Ue), i pareri dei botanici europei e la presenza della Riserva naturale, che proprio il Comune di Caprarola, nel 1982 contribuì a fondare. C’è poi la partita aperta dai sorianesi che puntano al titolo di patrimonio Unesco per la Faggeta di Soriano.

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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