
“Parliamo del pubblico, di cultura come bene di tutti e di come crescere grazie alla cultura”. Marco Trulli anticipa a Funamboli on air i temi dell’incontro organizzato per questo pomeriggio al Biancovolta per presentare il libro “I pubblici della cultura”. Sarà presente il curatore Francesco De Biase, oltre a Carlo Testini, Giulio Stumpo e al consigliere regionale Riccardo Valentini.
“Ci vogliamo interrogare su chi sia il pubblico, su chi ci rivolgiamo. Vogliamo capire come coinvolgerlo e su come prepararlo a fare consumo consapevole di cultura. Questo è l’oggetto di un libro che è un vero e proprio manuale che mette insieme una serie di esperti di economia della cultura e ricercatori”. L’autore, Francesco De Biase, è direttore di “Torino contemporanea” ed è una persona che sui modelli di sviluppo culturale ed educazione del pubblico ha lavorato molto. “È una occasione per aprire un tavolo di confronto tra operatori, amministratori e cittadinanza. Noi non abbiamo una risposta, ma vogliamo proporre riflessioni con il coinvolgimento degli amministratori. Con loro non vogliamo parlare solo di soldi”.
Un modo anche per allontanare il concetto per cui la cultura sia mero volano per l’economia. “Non vogliamo parlare solo di soldi – ha detto Trulli – ma vogliamo parlare di cultura come bene di tutti e di come la città può crescere con la cultura. Non come giacimento petrolifero, come diceva Spadolini. Cultura non deve essere considerata solo un volano per l’economia, in primis deve favorire la partecipazione e l’educazione. Serve per far comprendere presente e passato, e per immaginare il futuro. Solo così si può arrivare a contaminazioni a livello economico, se no facciamo per forza commercio. Il fine primo della cultura rimane fare cultura”.
Al centro del libro l’analisi di percorsi innovativi, come quello di Torino, ma non solo. “Torino è un caso storico. Ha sviluppato su contemporaneo la sua identità, ricerche artistiche e musei. La ricerca non parte da Torino, ci sono esperti in tutta Italia. A Viterbo invece non c’è un modello, quindi già parlare di un modello è innovativo. Ci sono tante esperienze, il problema è l’assenza di volontà di innovare”. Perché? “Perché significherebbe aprirsi alla città e attivare processo più ampio, che è anche politico. Una città che si interroga sul ruolo del pubblico, si chiede anche se i suoi luoghi istituzionali funzionano e se hanno un pubblico che risponde”. E se non risponde “allora servono strategie per coinvolgerlo”. Come? “I Musei possono aprirsi con laboratori, visite guidate, ci sono tanti strumenti anche per il coinvolgimento dei bambini. A Milano lo fanno da anni”.
Sarà presente il consigliere regionale Riccardo Valentini, ma potrebbe essere l’unico a confrontarsi. “Abbiamo condiviso con Valentini una serie di incontri per confrontarci su alcuni temi. Non solo quello del pubblico, ma anche quello degli spazi. Se i politici ci chiamano e ci ascoltano, siamo aperti al confronto. Finora è successo poco. Con Valentini invece sì, ci ha chiesto un confronto e lo abbiamo attivato”.
Trulli poi risponde ad alcune domande sull’attualità e sull’approvazione della Consulta della cultura del comune di Viterbo appena approvata dal Consiglio comunale. “Se è una scatola vuota non ci interessa perché non vogliamo partecipare a tavoli senza legittimità politica, perché il messaggio deve essere chiaro: non serve a noi, non deve servire a uno o all’altro. Se serve perché si ritiene che le associazioni svolgano un ruolo riconosciuto dal Comune, ci siamo. Se è un contentino no. Poi chiariamo: non vogliamo fare noi la politica culturale. Vogliamo confrontarci”.


















