

BIBLIOTECA – Ci sono nodi che il tempo non scioglie, ma che la modernità finisce per aggrovigliare ancora di più. Uno di questi è, senza dubbio, la traiettoria del movimento che più di ogni altro ha ridisegnato il Novecento: il femminismo. Un’onda lunga di diritti, conquiste e rivendicazioni che oggi, però, si ritrova a fare i conti con un presente frammentato, diviso, quasi irriconoscibile rispetto alle sue stesse radici.
Di questo, e della necessità di un ripensamento profondo, si parlerà domani, giovedì 21 maggio, alle ore 17.30, a Viterbo. Lo spazio è quello ormai collaudato della sala conferenze “Vincenzo Cardarelli” della Biblioteca Consorziale (in viale Trento 18/E), che per il nuovo appuntamento della rassegna “La Biblioteca incontra” ospita il ritorno in città di una delle voci più lucide e controcorrente del panorama culturale italiano: la storica e giornalista Lucetta Scaraffia.
Al centro del dibattito c’è un volume dal titolo che suona già come un bilancio e, insieme, come un grido d’allarme: “Quel che resta del femminismo” (Liberilibri Editrice). Un’opera curata a quattro mani dalla stessa Scaraffia insieme a un nome storico dell’attivismo per i diritti civili come Anna Paola Concia. A sollecitare la storica in questo viaggio nei chiaroscuri della contemporaneità sarà il giornalista Gabriele Ametrano.
Il fulcro della riflessione è tanto divisivo quanto urgente. Negli ultimi anni l’irruzione sulla scena della cultura woke, penetrata a fondo soprattutto tra le giovani generazioni, ha finito per spaccare i movimenti delle donne. La tesi forte del libro è che si stia tentando, in modo più o meno sotterraneo, di cancellare l’esistenza stessa di un’identità femminile biologica e storica – quella che è sempre stata il motore immobile di ogni lotta di emancipazione – per sostituirla con formule neutre, quasi burocratiche. Espressioni come “persone con l’utero” o “persone con le mestruazioni” che, nel tentativo di includere tutto, rischiano di svuotare di significato il soggetto stesso del femminismo.
I saggi raccolti nel volume affrontano il cuore di questa transizione: dalla violenza di genere alle trappole del linguaggio moderno, fino alla persistenza del patriarcato. Punti di vista diversi, a volte distanti, ma uniti da un perimetro comune: la necessità di difendere i pilastri fondativi del femminismo, a partire dall’universalismo e dalla specificità della donna.
Per Viterbo si tratta di un appuntamento di spessore. Lucetta Scaraffia, già docente di Storia contemporanea alla Sapienza e insignita della Legion d’onore in Francia, porta con sé la densità di una ricerca che non ha mai avuto paura di sfidare i dogmi, come dimostrano anche i suoi lavori più recenti da “Atti impuri” a “Dio non è così”.
Per chi non potrà essere presente in viale Trento, l’incontro sarà accessibile a tutti grazie alla diretta streaming sul canale YouTube della Biblioteca Consorziale. Un’occasione da non perdere per capire dove sta andando la nostra società, e cosa rimarrà di noi quando le mode del momento avranno finito di correre.

















