

VITERBO – C’è un po’ di gente, in giro per l’Italia, che sta parlando di Viterbo. Lo sta facendo perché Filippo Rossi, sì Caffeinaman, ha scritto un libro su questa città. Che poi sarebbe anche la sua città. Accade in questi giorni che chi ascolta Radio24 in Italia, e abbiamo sufficienti ragioni di credere che siano un bel po’ di numero, si sia ritrovato dall’altra parte dell’etere lo stesso Rossi in compagnia di Gianluca Nicoletti in onda su Melog. Il Nibelungo lo fa.
Dopotutto accadeva spesso che, in giro per l’Italia, si parlasse di Viterbo per Caffeina. Tanto quella servita d’estate quanto quella in veste natalizia. Poi tutto è venuto giù. Ora, il Nibelungo, come lo chiamiamo noi per l’aspetto non proprio etrusco, è tornato su piazza. Lui ancora non ve l’ha detto ma ve lo diciamo noi, che un po’ di nomea da profeti negli anni ce la siamo fatta, non è in viaggio di piacere. Diciamola meglio: si diverte pure probabilmente ma l’obiettivo è Palazzo dei Priori. Nella sfera magica dell’analisi di ciò che accade vediamo un Rossi candidato sindaco. Qualcuno, forse tra i più superficiali, si sarà buttato per terra dal ridere. Beh, le cose sono un po’ più complesse e meriterebbero attenzioni migliori di una risata.
Da qualche mese infatti Rossi ha iniziato a costruire una sua narrazione. E in un panorama politico locale di gente incapace nella comunicazione fidatevi, poi ci direte se siamo ancora i profeti di una volta o no, che un senso il suo modo di muoversi ce l’ha. Rossi è un candidato che sempre il superficiale potrebbe considerare debole. Potrebbe uscire facile la frase: “Non prende neanche il voto del vicino di casa”. Sì perché Rossi ha sulla schiena la colpa del fallimento di Caffeina. Vero. Lo dice anche lui, quindi non ci querelerà. Ma ha fallito perché ha fatto una cosa. Lui quella roba lì, che tutti i viterbesi conoscono, l’ha fatta davvero. Non ne ha parlato al bar, tra una lamentela e una scusa. Lui nei bar di Viterbo per un caffè ci ha portato artisti, giornalisti, politici, intellettuali, scrittori, etc. Poi ha fallito. Ripetiamo: ha fallito.
Bene, signori, noi non siamo così sicuri che tutti i viterbesi abbiano ancora la cultura di chi ritiene bruciato uno che ha fallito. Esiste in città infatti un certo gruppo più “anglo-americano”. Più abituato a non condannare il fallimento, anzi. Un gruppo di chi pensa addirittura al contrario: meglio uno che ha fallito che uno che non ci ha mai provato. E di gente che non ci ha mai provato la politica viterbese, nei decenni, ha da raccontarne al mondo intero. Ed è in questo vento qui che Rossi sta provando a tirare su la vela. Certo sta su una zattera. Certo anche Caffeina agli inizi in quel di San Carluccio in fondo era una zatteraccia.
Poi ha dato un qualcosa alla città, in qualche modo l’ha fatta crescere. Con tutte le storture, le contraddizioni, gli errori e tutte le altre salse del peccato che volete. Attenzione, non stiamo riabilitando Rossi. Non ne ha bisogno. Bisognerebbe essere particolarmente arretrati per pensare che uno che ha fallito vada riabilitato. Vogliamo notare, prima di tutti come è nostra abitudine, che il candidato sindaco Filippo Rossi non va considerato un qualcuno da “zero virgola”. In queste ore sta preparando la presentazione del suo libro a Spazio Attivo Valle Faul. Lo presenta venerdì 11 settembre alle ore 18. Si chiama ‘Pensare alla città. Viterbo immaginaria, leggere il futuro’.
Non sappiamo cosa c’è scritto. Prima o poi lo leggeremo. Ci interessa il cammino che questo uomo, che ha creato Caffeina, che ha fallito con Caffeina, e che ora ha in mente altro, sta iniziando a fare. Soprattutto ci interessa vedere che riesce ancora a riunire intorno a un tavolo, per una carbonara, persone di Viterbo che un senso ce l’hanno. E se persone che hanno un senso seguono un fallito, in genere, qualcosa accade. Ce lo ha insegnato anche Rocky.


















