Il duomo di Viterbo come esempio al Salone del Restauro di Ferrara
interno del Duomo
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VITERBO - Il miglioramento sismico del Duomo di S. Lorenzo a Viterbo come esempio di minimo intervento utile.

VITERBO – Il restauro del Duomo di S. Lorenzo approda al Salone del Restauro di Ferrara.
Un caso di studio che potrebbe fare scuola per l’approccio e la soluzione contenuta verrà descritto il 12 maggio prossimo nella sala Convegni della manifestazione. Il Duomo di San Lorenzo a Viterbo.

Diagnosi e consolidamento di un danneggiamento non convenzionale è il titolo, perché il danno
individuato che presentava l’edificio era assolutamente atipico, non convenzionale, ed ha richiesto un approccio innovativo, come spiega l’ing. Michele Candela.

Il documentario Il Restauro Strutturale del Duomo di Viterbo, ne mostrerà tutta l’eccezionalità.
Al termine, ci sarà la presentazione del volume dell’ing. Candela: Temi di Restauro Strutturale, anni 2002-2022 (GB EditoriA).

L’evento, in presenza a ingresso libero (ma su prenotazione obbligatoria), sarà valido al fine del
conseguimento dei crediti formativi per l’ordine degli ingegneri. Per la soprintendenza vi
parteciperanno il soprintendente, arch. Margherita Eichberg, e l’arch. Federica Cerroni.

Siamo nel 2018-2019 quando la Soprintendenza rileva delle lesioni intorno alla chiave delle arcate che separavano la navata centrale da quelle laterali; soprattutto sul lato sinistro della navata centrale. Un danneggiamento anomalo, in quanto asimmetrico e con direzione e orientamento verticali. Tali tipo di fessurazioni, di solito, rimandano a un possibile cedimento fondale di tipo orizzontale, ma tale ipotesi contrastava con le condizioni geologiche del sito. Le indagini chiarirono le cause delle lesioni alle variazioni climatiche cicliche annuali. É stato necessario, pertanto, un intervento di consolidamento e miglioramento sismico minimale, con la realizzazione di due coppie di tiranti,
posti ortogonalmente alla facciata principale del Duomo, inseriti a scomparsa nelle murature.

I lavori, durati sette mesi e di costo contenuto, sono stati eseguiti dalla ditta Piacenti di Prato, che si è servita di tecnologia Bossong per gli incatenamenti, e dalla società Italiana Tagli per le perforazioni, in due casi lunghe addirittura 38 metri. L’intervento era stato presentato già alla fine del 2021 a Palazzo Papale (piazza S. Lorenzo 6a) nella Sala delle Biblioteche del Ce.Di.Do. All’incontro, dal titolo: “Il consolidamento del Duomo di Viterbo: danneggiamenti e minimo intervento”, aveva partecipato lo stesso vescovo di Viterbo mons. Lino Fumagalli.

Il duomo di Viterbo, restaurato in forma medievale all’indomani del bombardamento dell’ultima guerra, reca visibili le tracce delle sue stratificazioni. “Simbolo e un vanto per la città e per l’intera Tuscia; un capolavoro di arte costruttiva lapidea”, per il soprintendente Eichberg; “uno dei massimi esempi di architettura ecclesiastica medioevale presenti nell’Italia centrale”, per l’ing. Candela.
Chiesa romanica (a tre navate con abside terminale) della fine del XII sec., il duomo di Viterbo è intitolato a San Lorenzo.

Ospita le spoglie di due pontefici: papa Alessandro VI; e papa Giovanni XXI, cui è dedicata una tomba onorifica conservata all’interno della cattedrale. Eletta a chiesa principale della città nel 1181, a sede vescovile da Papa Celestino III nel 1192 (quando fu realizzato il transetto), assumerà sempre più importanza, anche grazie alla decisione di papa Alessandro IV di spostare la Curia papale da Roma a Viterbo nel 1256 e alla costruzione dell’adiacente Palazzo dei Papi nel 1266, fino ad essere riconosciuta quale basilica minore nel 1940 da papa Pio XII. Sorse sul luogo di una chiesetta dedicata allo stesso santo, attestata sin dall’850, che nacque a sua volta sui resti di un tempio pagano dedicato a Ercole.

Peculiare la compresenza di elementi di vario stile e datazione: l’imponente struttura romanica del XII secolo; la facciata di stile rinascimentale, voluta dal card. Gambara nel 1570, che accoglie due splendidi rosoni di stampo medievale; l’abside della planimetria medievale ricostruita dopo la II Guerra mondiale. Impossibile non notare il campanile bi-cromo del 1379, contemporaneo alla torre con bifore risalente al 1369, realizzato con la raccolta delle indulgenze fornite da Papa Urbano V.

Nella verifica dell’edificio sono state incluse le strutture del tetto ligneo, indagate con esami specifici.A metà del ‘500 l’abside medievale fu distrutta per realizzare la cappella del coro, decorata in stile barocco con affreschi del Passeri raffiguranti S. Lorenzo e le personificazioni delle virtù. Il presbiterio fu ricostruito dopo i bombardamenti del ‘44, quando fu eliminata la volta danneggiata e ripristinato l’aspetto medievale rimettendo in luce il bel soffitto a capriate.

 

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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