Il dramma dello spopolamento che colpisce la Tuscia, in cinque anni perse 10mila persone (un sesto degli abitanti del capoluogo)
Centro storico Viterbo - Di Giovancarlo
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VITERBO - Quella che emerge è una forbice sempre più consistente per allargamento negli anni nel bilancio nati/morti.

VITERBO – Nella Tuscia si muore il doppio di quanto si nasce. A parlare chiaro sono i dati Istat che riguardano il Viterbese. Quella che emerge è una forbice sempre più consistente per allargamento negli anni nel bilancio nati/morti.

L’ultimo dato a disposizione, sul profilo statistico, è il 2022, che ha fatto registrare 1769 nascite e 4261 decessi. Un saldo negativo di 2492 unità. Dati che fotografano uno spopolamento costante del territorio. Nel 2017 la popolazione della Tuscia ammontava a 318.205 persone. Nel 2018 311.761 (- 2,03%), nel 2019 309.795 (- 0,63%), nel 2020 308.830 (- 0,31%), nel 2021 308.737 (- 0,03%), nel 2022 308.158 (- 0,19%). 

In cinque anni la popolazione provinciale è scesa di circa 10mila persone, l’equivalente degli abitanti di uno dei comuni più grandi della provincia e pari a circa un sesto della popolazione del capoluogo. Numeri che rappresentano un serio problema sotto molti punti di vista. 

 

 

 

 

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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