
TORINO – Il Deposito Nazionale di scorie nucleari non si farà più. La buona novella arriva da Torino e per bocca del ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin. Il rappresentante del Governo ha affrontato lo spinoso argomento, dando di fatto la notizia, dal palco di Nuove Energie, evento organizzato da La Stampa.
“Stiamo studiando nuovi depositi di rifiuti radioattivi a bassa intensità. Abbiamo ormai scartato l’idea di un centro unico, perché è illogico a livello di efficienza, ma si può pensare di andare avanti con i 22 esistenti – ha dichiarato il ministro a La Stampa -. Inizio a scartare l’ipotesi dei miei predecessori, perché mi sembra illogico a livello di efficienza e funzionalità avere un solo centro a livello nazionale – insiste Pichetto Fratin – Significherebbe far viaggiare ogni giorno i rifiuti da Torino a Palermo. Anche la Carta nazionale dei 51 siti idonei è ormai superata. Ecco perché la valutazione che sto facendo a livello ministeriale è creare più depositi, oppure andare avanti su quelli già esistenti”.
Lo scorso novembre il suo dicastero ha avviato la procedura di Valutazione ambientale strategica (Vas) sulla proposta di Carta nazionale delle aree idonee a ospitare il Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi. La mappa dei siti individuati come idonei da Sogin, che sta gestendo tutta la faccenda del nucleare italiano a diversi livelli, aveva individuato 21 siti su 51 nel Viterbese. Una valutazione che ha tolto il sonno ai residenti della Tuscia e dato la vita a tutta una serie di comitati per il “No” al deposito nazionale.
La notizia data dal ministro dovrà essere approfondita perché quanto dichiarato potrebbe essere in contrasto con il livello tecnico-scientifico. In passato Sogin, la società pubblica responsabile del decommissioning degli impianti nucleari italiani e della gestione dei rifiuti radioattivi – nonché incaricata della realizzazione del Deposito unico – ha affermato chiaramente che “né i depositi temporanei né i siti che li ospitano sono idonei alla sistemazione definitiva dei rifiuti radioattivi”. Anche se la stessa Sogin, come scritto già su La Fune, sta portando avanti una serie di lavori per lo stoccaggio dei rifiuti radioattivi presso le ex centrali nucleari italiane.
Il Deposito unico nazionale è inoltre un obbligo di legge: l’Ue (articolo 4 della direttiva Euratom 2011/70) prevede che la sistemazione definitiva dei rifiuti radioattivi avvenga nello Stato membro in cui sono stati generati, e nel recepire la direttiva con decreto legislativo 4 marzo 2014, n. 45, l’Italia prevede la necessità di realizzare un Deposito nazionale unico.
Il Deposito o a questo punto i depositi servono a ospitare in sicurezza i rifiuti radioattivi italiani a molto bassa e bassa attività (la cui radioattività decade a valori trascurabili nell’arco di 300 anni), e a stoccare in via temporanea – in attesa di un deposito geologico ad oggi inesistente – i rifiuti a media e alta attività (il cui decadimento richiede fino a centinaia di migliaia di anni).
L’elenco delle 51 aree idonee è ospitarlo è stato pubblicato sul sito del ministero dell’Ambiente con la Carta nazionale delle aree idonee (Cnai) ormai oltre un anno fa, nel dicembre 2023, ma ancora la conclusione dell’iter si presenta come molto lunga: nessuno lo vuole ospitare.


















