"Il cuore di Fabrizio non ha retto", il Covid-19 uccide il 39enne Fabrizio Bianchini
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PLAYA DEL CARMEN - Da una settimana si attendeva la tracheotomia per estubarlo e risvegliarlo, visto che i polmoni si erano ripuliti. Nelle ultime ore il quadro clinico si era complicato e a farlo precipitare era stata un'infezione contratta in terapia intensiva. 

PLAYA DEL CARMEN – Fabrizio Bianchini non ce l’ha fatta. Muore a 39 anni di Covid il viterbese ricoverato ormai da un mese in un ospedale messicano. 

Da una settimana si attendeva la tracheotomia per estubarlo e risvegliarlo, visto che i polmoni si erano ripuliti. Nelle ultime ore il quadro clinico si era complicato e a farlo precipitare era stata un’infezione contratta in terapia intensiva. 

“Il cuore di Fabrizio non ha retto. Per favore non chiamatemi”. Con queste parole il fratello Paolo ha reso nota la morte. In un post ha scritto: “Volevi essere cittadino del mondo. Ora, compreso il cielo, è tutto tuo fratello mio”.ù

Un’intera città si è gelata, tutti nutrivano speranza e speravano che il ragazzo ce la facesse. L’abbraccio della redazione de La Fune a Paolo Bianchini e alla sua famiglia. 

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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