Il cortocircuito della propaganda e il suicidio di consensi delle opposizioni
ELEZIONI: GIUNTA SENATO, PIENA LEGITTIMITA' VOTO 2006
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VITERBO - Chi governa regna. Questo detto non è mai così tanto vero come quando un popolo, una città si trovano davanti a un pericolo.

VITERBO – Chi governa regna. Questo detto non è mai così tanto vero come quando un popolo, una città si trovano davanti a un pericolo.

Il pericolo spinge psicologicamente le persone verso le istituzioni. Lo abbiamo capito bene sulla pelle dell’Italia negli anni del Terrorismo. Ma probabilmente la storia è materia che appassiona marginalmente ed è storicamente provato che gli uomini non tendono a fare esperienza di quanto accaduto nei tempi passati.

Così, in questi giorni, assistiamo alla sgradevole zuffa delle opposizioni. Un po’ a tutti i livelli, tanto a quello del governo centrale quanto a quello locale dei comuni vediamo le minoranze giocare al rialzo della posta in gioco. La litania è sempre la stessa: chi governa o amministra è incapace, quella cosa andava fatta prima, quell’altra dopo, questo non si fa così, quest’altro non si fa “cosà”, lui è incapace, l’altro è immobile, etc.

Zuppa di nulla servita come broda al popolo elettore, con ben poco rispetto dello stesso. Ma non solo. Infatti gli oppositori che giocano al rialzo fanno, sul piano strettamente comunicativo e del consenso, un danno enorme a se stessi. 

In tempi incerti il nemico più grande è l’incertezza e odioso diventa chi la mescola. In questa emergenza coronavirus c’è bisogno di unità, di una voce sicura e rassicurante. Gli agitatori di fantasmi servono a poco. I cucinatori del dubbio risultano indigesti. Tutto dimostrato dai sondaggi elettorali, quelli che continuano a essere effettuati a livello nazionale premiano il governo. Ma anche a livello locale, basta sondare un po’ il polso e la tendenza trova facile conferma. 

I sindaci sono tutti impegnati in prima linea e stanno seguendo le linee guida degli istituti preposti nell’affrontare l’emergenza. In questo momento si dovrebbe capire che il presidente del consiglio così come i sindaci non sono uomini politici, né tanto meno avversari, ma istituzioni. Sono l’istituzione. E chi, se non uno squilibrato, attiva azioni di delegittimazione delle istituzioni in un momento come questo? Se non lo fa lo squilibrato lo fa lo sprovveduto. Perché è da sprovveduti pensare di cogliere un’occasione di consenso nella critica in una fase come quella attuale. 

Quello che la gente si aspetta, al netto dei fan con il cervello all’ammasso, è opposizioni collaborative o almeno rispettose. Anche perché nel voto d’opinione non è possibile spanciare di mezzo centimetro e i fan con il cervello all’ammasso non vanno conquistati ma andrebbero gestiti per evitare che facciano troppa cagnara. Cagnara che è un danno per l’immagine delle forze d’opposizione. 

Ci permettiamo di chiudere con un pensiero: “I saggi non sanno niente, gli intelligenti sanno poco, i mediocri sanno tanto, gli stolti sanno tutto”. Vediamo, di questi tempi, troppi esperti di come si gestiscono questioni altamente complesse. La sensazione è che non ne sappiano niente e che farebbero meglio a capire che il silenzio è prezioso. 

Come ultima cosa ci teniamo a evidenziare che il tema è trasversale e quindi questa opinione non può essere tacciata di appartenenza politica. Perché nel caso il punto di vista fosse su Viterbo questa riflessione andrebbe in difesa del Governo e al tempo stesso del sindaco Arena. Così che dovremmo essere tacciati di filocontismo e filoarenismo, ma nello schema delle posizioni politiche classiche questa ubiquità non è possibile se non nell’incoerenza. Evidentemente le ragioni di questa posizione vanno cercate in un ambito più complesso della becera appartenenza politica. Facciamo questa precisazione così da evitare a parecchi filosofi di Facebook di perdere tempo in etichettature di cui nessuno sente il bisogno. 

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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