
VITERBO – Chi governa regna. Questo detto non è mai così tanto vero come quando un popolo, una città si trovano davanti a un pericolo.
Il pericolo spinge psicologicamente le persone verso le istituzioni. Lo abbiamo capito bene sulla pelle dell’Italia negli anni del Terrorismo. Ma probabilmente la storia è materia che appassiona marginalmente ed è storicamente provato che gli uomini non tendono a fare esperienza di quanto accaduto nei tempi passati.
Così, in questi giorni, assistiamo alla sgradevole zuffa delle opposizioni. Un po’ a tutti i livelli, tanto a quello del governo centrale quanto a quello locale dei comuni vediamo le minoranze giocare al rialzo della posta in gioco. La litania è sempre la stessa: chi governa o amministra è incapace, quella cosa andava fatta prima, quell’altra dopo, questo non si fa così, quest’altro non si fa “cosà”, lui è incapace, l’altro è immobile, etc.
Zuppa di nulla servita come broda al popolo elettore, con ben poco rispetto dello stesso. Ma non solo. Infatti gli oppositori che giocano al rialzo fanno, sul piano strettamente comunicativo e del consenso, un danno enorme a se stessi.
In tempi incerti il nemico più grande è l’incertezza e odioso diventa chi la mescola. In questa emergenza coronavirus c’è bisogno di unità, di una voce sicura e rassicurante. Gli agitatori di fantasmi servono a poco. I cucinatori del dubbio risultano indigesti. Tutto dimostrato dai sondaggi elettorali, quelli che continuano a essere effettuati a livello nazionale premiano il governo. Ma anche a livello locale, basta sondare un po’ il polso e la tendenza trova facile conferma.
I sindaci sono tutti impegnati in prima linea e stanno seguendo le linee guida degli istituti preposti nell’affrontare l’emergenza. In questo momento si dovrebbe capire che il presidente del consiglio così come i sindaci non sono uomini politici, né tanto meno avversari, ma istituzioni. Sono l’istituzione. E chi, se non uno squilibrato, attiva azioni di delegittimazione delle istituzioni in un momento come questo? Se non lo fa lo squilibrato lo fa lo sprovveduto. Perché è da sprovveduti pensare di cogliere un’occasione di consenso nella critica in una fase come quella attuale.
Quello che la gente si aspetta, al netto dei fan con il cervello all’ammasso, è opposizioni collaborative o almeno rispettose. Anche perché nel voto d’opinione non è possibile spanciare di mezzo centimetro e i fan con il cervello all’ammasso non vanno conquistati ma andrebbero gestiti per evitare che facciano troppa cagnara. Cagnara che è un danno per l’immagine delle forze d’opposizione.
Ci permettiamo di chiudere con un pensiero: “I saggi non sanno niente, gli intelligenti sanno poco, i mediocri sanno tanto, gli stolti sanno tutto”. Vediamo, di questi tempi, troppi esperti di come si gestiscono questioni altamente complesse. La sensazione è che non ne sappiano niente e che farebbero meglio a capire che il silenzio è prezioso.
Come ultima cosa ci teniamo a evidenziare che il tema è trasversale e quindi questa opinione non può essere tacciata di appartenenza politica. Perché nel caso il punto di vista fosse su Viterbo questa riflessione andrebbe in difesa del Governo e al tempo stesso del sindaco Arena. Così che dovremmo essere tacciati di filocontismo e filoarenismo, ma nello schema delle posizioni politiche classiche questa ubiquità non è possibile se non nell’incoerenza. Evidentemente le ragioni di questa posizione vanno cercate in un ambito più complesso della becera appartenenza politica. Facciamo questa precisazione così da evitare a parecchi filosofi di Facebook di perdere tempo in etichettature di cui nessuno sente il bisogno.

















