Il corpo di Nadia e delle altre vittime di Dacca tornano in Italia
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In viaggio verso Roma le salme dei nove italiani uccisi durante l'attentato alla Holey Artisanal Bakery. Ieri la conclusione dei due giorni di lutto nazionale proclamati in Bangladesh dopo l'attacco Isis

Atteso per questa sera intorno alle 18 l’atterraggio dell’aereo di Stato con a bordo le salme delle nove vittime italiane dell’attentato in Bangladesh, fra di loro anche il corpo di Nadia Benedetti, l’imprenditrice viterbese di 52 anni. In viaggio insieme alle vittime della strage il vice ministro degli Esteri Mario Giro e Gianni Boschetti, sopravvissuto alla strage in cui ha perso la moglie.

L’aereo è partito questa mattina da Dacca, dove ieri si è tenuta una cerimonia a conclusione dei due giorni di lutto nazionale istituito in Bangladesh per commemorare il massacro alla Holey Artisanal Bakery. Presenti alla cerimonia le massime cariche istituzionali della nazione, dal premier Sheik Hasina a vari ministri e diplomatici stranieri.

Al centro dell’attenzione i 20 feretri, di cui nove italiani, delle vittime dell’attentato terroristico. Al termine le salme sono state prese in consegna dalle rispettive nazioni, che ora si stanno prodigando per riportare a casa i corpi. Il cordoglio è continuato anche più tardi, grazie a una messa concelebrata nella chiesa del quartiere di Banani dal nunzio apostolico in Bangladesh, monsignor George Kocherrym, dall’arcivescovo di Dacca, monsignor Patrick D’Rozario, e da vari sacerdoti. In serata, infine, una fiaccolata organizzata via social nei pressi del ristorante colpito ha concluso le celebrazioni.

 

Sono ancora in viaggio, quindi, le salme dei nove italiani vittime dell’attentato, diretti verso l’aeroporto di Ciampino, dove ad attenderli questa sera ci sarà anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Una volta in Italia le salme saranno portate al Policlinico Gemelli di Roma per l’autopsia, poi nei prossimi giorni i funerali.

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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