Il Corner del Professore - Viterbo città di luci e ombre
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In Toscana, secoli fa, un gruppo di geni ha cambiato il mondo. Per favore, nel nostro piccolo, ci proviamo? Tre per me sono le parole chiave: consapevolezza, identità e pianificazione. Ma tre sono già troppe. Su un progetto, un solo piano, un obiettivo possiamo e dobbiamo concentrarci. Quale?

IL CORNER DEL PROFESSORE – Sogno un modello economico basato sull’esaltazione dell’esistente ma mi scontro con una realtà difficile da cambiare.

Viterbo ha molte meraviglie: il peperino e i vicoli, l’immensità del Trasporto della Macchina di
Santa Rosa e la voglia di fare. Ma non solo. I grandi del passato recente: Don Armando Marini e Don Luca Scuderi. I tanti festival, uno su tutti: Ombre del mio amico Alessandro Maurizi. Gli ormai 5 stabilimenti termali capaci di ospitare migliaia di persone al giorno. Grosse realtà societarie e imprenditori che quasi di nascosto macinano decine di milioni di fatturato e danno lavoro a dozzine di persone.

Ne vengono in mente moltissime ma cito la Zootecnica Viterbese, Gelco e Sieco Econet perché forse poco conosciuti. L’associazionismo è coinvolgente, attivo e caparbio. La Caritas pulita, efficiente e in costante ascolto ma … Debbo rallentare, questa già rappresenta un’ombra. In un territorio ricco di tutto non dovrebbe esistere la necessità per poveri o senza tetto di cercare aiuto o riparo, un pasto caldo e dove fare la lavatrice.

Faccio fatica a comprendere una società che crea sacche di povertà e non si dedica più all’educazione dei più giovani. Forse con gli occhi appesantiti dall’età osservo luci e ombre e rifletto sulla storia sofferta e alimentata forse da secoli di dominazione temporale della Chiesa. Noto contraddizioni e assuefazioni. Molte ombre, a volte piccole e sciocche altre strutturali e difficili da cambiare. Forse semplicemente il problema è che appena qualcuno prova a guardare avanti ci siamo noi viterbesi: gretti e invidiosi. Addirittura reazionari.

Realtà complessa, senza dubbio. Impossibile esaltare tutti i punti di forza, impossibile risolvere tutti i problemi. Eppure la qualità della vita è altissima, i rapporti umani il centro della nostra esistenza, la varietà di ottimo cibo tra le migliori al mondo e un ottimo posto dove crescere i bambini. Allo stesso tempo avverto la frustrazione in tutti, i ragazzi non hanno sogni e le aspettative per il futuro sono almeno pessimistiche.

Perché le contraddizioni? Anni fa parlando con l’onorevole Mauro Rotelli suggerii il lavoro come tema centrale della politica per i prossimi decenni. Parlando con la signora sindaco di Viterbo Chiara Frontini chiedo sempre: un piano per la città? Ascoltando gli infiniti lamenti di tutti rispondo sempre: “Quindi, che facciamo?” Intendo dire che tutti hanno bisogno di un obiettivo, di un piano, di una strategia che
guidi le scelte. Non possiamo navigare a vista. Non possiamo continuare a friggere nell’olio bollente. Dobbiamo imparare a focalizzare le energie in pochissimi campi di azione.

Una comunità che si riconosca negli stessi valori condivisi è impossibile da fermare se ha un chiaro l’obiettivo. Kennedy, il 12 settembre 1962, disse “ Scegliamo di andare sulla luna”. Ci sono andati. Da quel momento in poi, per me, è tutto facile per questo affermo che il neo-rinascimento sembra chiamarci.

In Toscana, secoli fa, un gruppo di geni ha cambiato il mondo. Per favore, nel nostro piccolo, ci proviamo? Tre per me sono le parole chiave: consapevolezza, identità e pianificazione. Ma tre sono già troppe. Su un progetto, un solo piano, un obiettivo possiamo e dobbiamo concentrarci. Quale?

Le luci e ombre della città che tengo stretta al cuore confondono le acque. Molti si danno da fare ma cercano di mettere un cerotto, non risolvere il problema. Quello più grosso di tutti è culturale che sarà duro a morire. Ci serve un piano. Purtroppo io sono un semplice. Sono fermamente consapevole che serva un’economia che funzioni per tutti. Questa si crea esaltando l’esistente grazie a una identità avvertita da lontano che faccia comprare sull’e-commerce i nostri prodotti o attragga turisti.

Dobbiamo imparare a pianificare azioni che ci portino vicino all’obiettivo, non sparare alla ceca. Il mio sogno resta lo stesso: un centro storico senza macchine dove le mamme spingono il passeggino, le gite scolastiche vengono tutto l’anno e dormono a piazza della Rocca.

Dove nei film girati qui si cita Viterbo. Vorrei vedere tutto questo dall’alto della torre civica visitabile di via Roma o scendere al bar ed incontrare tantissimi amici tutti i giorni. Non voglio certo un centro storico dove un bicchiere di normale prosecco servito al tavolo costi 10 euro o un vino bianco 5. La ristorazione si deve raffinare senza puntare ai 50 euro a persona. Dobbiamo pianificare i prossimi 100 anni, non fino al prossimo 25 aprile. I turisti debbono tornare spesso e raccontare di noi con occhi sognanti. I residenti debbono riempire il centro tutta la settimana. Se li “sonate” una volta, turisti e residenti, ve li scordate.

 

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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