
IL CORNER DEL PROFESSORE – Parlando della Tuscia con i turisti della si ha la sensazione di vivere in un paradiso turistico. Le destinazioni citate sono realtà consolidate come Civita di Bagnoregio, Caprarola, il Sacro Bosco di Bomarzo, Villa Lante etc etc etc. Ma anche Sant’angelo di Roccalvecce grazie ai cugini Alessandro e Gianluca Chiovelli, il borgo Fantasma di Celleno grazie al Sindaco Marco Bianchi e di sicuro Ronciglione grazie all’infinito Mengoni. A queste si aggiungono continuamente nuove realtà per l’intuizione di singoli illuminati.
Parlando di Viterbo, oltre a palazzo Papale e San Pellegrino, ci sono le tante stazioni termali
(finalmente), il risorto San Pellegrino in Fiore, l’unica chiesa barocca di Viterbo detta del Gonfalone, il museo del duomo e quello dei portici, il museo civico e quello degli Etruschi della Rocca Albornoz, la presto visitabile torre dell’orologio, tante gallerie d’arte etc. Per nostra fortuna tantissime destinazioni?
Quanto sopra è tutto vero ma va spiegato: mettendo insieme quello che dicono tutti i turisti si
giunge alla sopra citata impressionante lista. In verità è facilissimo che un gruppo non abbia conoscenza del 75% delle destinazioni. Da una ricerca del gruppo Noise dell’Università della Tuscia, appare chiaro che Viterbo e la Tuscia non abbiano un’identità definita. Scelte a caso 5 coppie di turisti è possibile che ognuna venga a Viterbo per motivi diversi. In altre parole qualcuno può facilmente dormire a Viterbo, per visitare la mattina dopo Civita di Bagnoregio, senza sapere del borgo medievale più grande del mondo e meglio preservato al mondo.
Non siamo conosciuti o riconosciuti per quello che obiettivamente abbiamo. Almeno ci manca uno squillo di tromba, qualcosa che ci caratterizzi che faccia da attrattore per poi affascinare tutti con la nostra meravigliosa abbondanza. Ci manca un messaggio facile e riproducibile, una identità chiaramente definita, la volontà di presentarci come una destinazione. In altre parole marketing territoriale e pianificazione. Ovviamente tutti parlano di rete ma nessuno la vuole fare davvero.
Provo a spiegare l’enorme errore con tre esempi. Parlando con un assessore di Viterbo ho trovato grossa obiezione a presentare la Tuscia con un calendario di eventi che si aprano con il meraviglioso San Pellegrino in Fiore, Primo maggio e chiudano con Peperino in Fiore di Vitorchiano, giungo inoltrato, passando per Tuscia in Fiore tutto maggio. Possibile non si possa risparmiare in comunicazione e presentarci insieme?
Ad iniziare da domenica passata, 28 aprile 2024, per tre domeniche consecutive avranno luogo tre distinte corse in bicicletta organizzate da tre associazioni diverse che non vogliono stare insieme e non vogliono proporre la combinata della Tuscia. Se il 20% degli sportivi di una
delle corse, si presentasse alle altre, tutte avrebbero più seguito. Non c’è verso, ci ho provato.
Presto, prevedo nel prossimo mese, nascerà un’altra associazione che pensa di essere più importante delle altre più di 50 già presenti in una città di circa 50.000 abitanti. Ovviamente ognuna lotterà per le sempre pochissime risorse e diventerà una guerra tra poveri. Sicuri che non si possa confluire in una delle tante già esistenti?
La risposta dovrebbe essere, come per il parmigiano reggiano o l’aceto balsamico di Modena, un brand, un messaggio, una identità che cci faccia diventare tutti ricchi. Ci proviamo? Nella foto Villa San Giovanni in Tuscia, la postazione premiata come la migliore di Tuscia in Fiore 2023. Se solo lasciassimo che la creatività, e non il proprio orticello, dettasse le nostre mosse saremmo prestissimo la Tuscia, destinazione mondiale.


















