Il Corner del Professore - Noi viterbesi? Gretti e invidiosi
Foto Della Rocca Giulio
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Una delle cose che odio con tutto me stesso è il detto “Nemo profeta in patria”. Basta. Da quest’anno sia ai grandi maestri artigiani che ai custodi della cultura di ogni paese della Tuscia dobbiamo un riconoscimento pubblico.

IL CORNER DEL PROFESSORE – La lezione di Luciano Proietti e il Natale 2024. Non c’è niente da fare, restiamo gretti invidiosi e non siamo neanche campanilisti. Il glorioso passato medievale sembra un’enorme zavorra al nostro piede.

Non siamo certo flessibili o pronti alle novità. Recentemente, come descritto dal professor Francesco Mattioli, ci mostriamo anche reazionari. Come se gli ultimi otto secoli ci avessero sempre visto in crescita e felici. Sia chiaro, io lo posso dire che siamo gretti e invidiosi perché sono tanto viterbese quanto possibile e colpevole come tutti ma guai a chiunque, con l’accento straniero, si permetta di usare una parola sbagliata sulla città che tengo stretta al cuore. Siamo almeno campanilisti? No siamo tronfi e presuntuosi. Pronti a denigrare i paesi vicini ma non a esaltare il nostro.

Per Natale 2024 in collaborazione con CNA, Confartigianato e Comune di Viterbo, Tuscia in Fiore ha proposto il riconoscimento ai “maestri artigiani” con più di 50 anni di esperienza e 75 di vita. L’idea nasce sulla scia delle botteghe storiche, bellissima realtà ormai consolidata a Viterbo.

Normalmente questi grandi artigiani muoiono di vecchiaia e nessuno dice loro bravi. Non tanto tempo fa Impero Pierini, il mitico pasticciere di Via Garibaldi a Viterbo, ha lasciato un enorme vuoto e non abbiamo fatto in tempo a dirgli “bravo, grazie”.

Una delle cose che odio con tutto me stesso è il detto “Nemo profeta in patria”. Basta. Da quest’anno sia ai grandi maestri artigiani che ai custodi della cultura di ogni paese della Tuscia dobbiamo un riconoscimento pubblico. Un po’ ovunque esistono questi inossidabili difensori delle tradizioni e della bellezza: viene in mente Colombo Bastianelli di San Martino o Aldo Quadrani di Bagnaia o i grandi cugini Chiovelli di Sant’Angelo di Roccalvecce.

A 10 chilometri di distanza nessuno li conosce. A Viterbo il presidente di Archeotuscia subisce sorte peggiore. Luciano Proietti e la sua associazione da 20 anni, scavano, pubblicano, organizzano conferenze (se ne contano più di 600), tengono aperte chiese, collaborano a progetti culturali e sono sempre disponibili con tutti: veri custodi della Cultura e della bellezza di Viterbo. Risultato? I suoi omologhi dei paesini della Tuscia prendono anche 3 volte i suoi voti. Vedi foto della classifica attuale.

Perché mai non lo votiamo? Il mio amico Roberto Zena dell’antica Latteria, raccontandomi di Ciocco Tuscia, grandioso evento dell’ottobre Viterbese, mi ha confermato che i viterbesi non comprano uniti dal detto “ e si che vo’ a da’ i soldi a lui”. Certo certo, non tutti hanno Facebook, non tutti seguono la pagina de La Fune o di Tuscia in Fiore…… “occasione per farlo?” Recentemente, nella loro infinita saggezza le istituzioni regionali hanno organizzato il convegno “Economia della Cultura a Viterbo”.

Hanno parlato vari stipendiati che non hanno mai lavorato e che non agiscono sulla cultura. Ovviamente senza invitare Luciano Proietti. Siamo tutti gretti ed invidiosi, non solo i viterbesi. Di nuovo, basta. Quest’anno appuntamento a Natale per i maccheroni con le noci più buoni, in collaborazione con il cuoco seriale, Paolo Bracaglia, il Premio ai custodi della Cultura della Tuscia e il riconoscimento ai maestri artigiani.

 

 

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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