Il Corner del Professore - Marchionne il direttore Pomi ed il professor Mattioli
Foto Della Rocca Giulio
Masicar800x120-optimize
E’ nota la frase di Agnelli “ in Fiat comanda uno solo alla volta” e aggiungeva Marchionne “ e chi comanda è solo”...

IL CORNER DEL PROFESSORE – E’ nota la frase di Agnelli “ in Fiat comanda uno solo alla volta” e aggiungeva Marchionne “ e chi comanda è solo”.

Sergio Marchionne sarà per sempre uno dei manager di maggior successo e notorietà nel panorama italo-mondiale. Nella RivistaStudio, in occasione della morte, 25 luglio 2018, leggo “Quando Umberto Agnelli lo chiamò alla guida, Marchionne ha preso in mano un gruppo industriale tecnicamente fallito e lo ha portato fuori dalla crisi e dal provincialismo italiano in cui era piombato”.

Uso questo esempio per indicare il metodo che serve a Viterbo ed alla Tuscia per risorgere. Se ha funzionato per la Fiat e Chrysler, due dei grandi gruppi industriali del mondo, funzionerà anche per la Vetus Urbs. In risposta alle parole del Direttore R. Pomi e del professor F. Mattioli sulle pagine de La Fune, prendendo spunto da Agnelli e Marchionne, voglio porre una questione di metodo ma soprattutto indicare una strada per uscire dalle continue analisi senza soluzioni.

Provo a fare le cose con ordine. Il direttore Pomi in primo luogo mi critica la fiducia nella politica e indica Bagnoregio e Bolsena come modelli di successo. Vengono in mente gli amici Francesco Bigiotti sindaco del miracolo di Civita e rispettivamente Vincenzo Peparello assessore al turismo e Paolo Equitani a lungo Sindaco che hanno fortemente contribuito allo sviluppo di Bolsena . A loro tutti debbono moltissimo.

Come fa il direttore a dire che la politica non può fare la differenza?

Il professor Mattioli da una parte afferma che i flussi mondiali sono irreversibili e imprevedibili dall’altra indica riduzione delle tasse e pulizia come soluzioni ma con “controlli” . Non dice cose sbagliate, ma chi li fa i controlli? Sotto-organico è la condizione di tutte le realtà amministrative.

Mi fa piacere che indichi l’albergo come la migliore destinazione per la Banca d’Italia ma mi domando con chi dovrebbe parlare chi fosse interessato al progetto. In altre parole, ha molto ragione ma continua a non indicare strade percorribili.

Questa la mia tesi: il problema più evidente è nel metodo e nelle responsabilità. In passato ho scritto che anche la Signora Sindaco Chiara Frontini sbaglia nel metodo. Dobbiamo tutti imparare a lasciar fare al professionista locale: oneri ed onori. Se per le possibili esperienza di crescita ci affidiamo a professionisti esterni, da una parte non cresciamo dall’altra, visto il nostro atteggiamento culturale, tutti staremmo alla finestra a vedere che cosa combini questa figura esterna.

L’esperienza Tuscia in Fiore mi porta a dire che se il paese non è coinvolto non funziona. Nessuno di noi sarebbe parte del cambiamento. Con quanto appena scritto rispondo al direttore Pomi che mi chiede da dove vengano i nomi da me indicati come Simone Precoma. Il cambiamento deve essere targato Viterbo ma con obiettivi culturali. Se una comunità condivide valori ed obiettivi nessuno la può fermare. Come coinvolgere Viterbo nel cambiamento da tutti indichiamo come necessario? Metodo metodo metodo. Dare mandato a una persona espressione del territorio, dargli un budget, io dico la tassa di soggiorno, e lasciarlo lavorare. Non ci prendiamo in giro, la nostra cultura non cambierà domani o dopodomani.

Se nei prossimi anni, con i nuovi incentivi riuscissimo a far guadagnare chi si dedica al turismo, presto tutti sarebbero attratti. In quel caso cambia anche la cultura. Se una enorme realtà come la Fiat aveva e ha bisogno di un timoniere, perché non darne uno a Viterbo? Non è la sindaco o l’amministrazione che può provare ad intuire cosa funzionerà fra 10-20 anni per il centro storico e portare a termini progetti unici.

La giunta deve pensare alla normale amministrazione, al PNRR e agli incentivi. Ovviamente anche all’erba, alle buche e alla pulizia. Ci serve un fantastico contratto per la pulizia dei prossimi 5-10 anni. Ma i progetti innovativi e di grandissimo impatto possono essere pensati da uno solo, come diceva Marchionne, che con intuizione e coraggio si prenda oneri ed onori. Dico che un super assessore o project manager sia la soluzione.

Per Viterbo Capitale della cultura europea stessa soluzione: un project manager, questo no assessore, io dico Simone Precoma. Non possiamo dipendere dalla politica che presto si confronterà con nuove elezioni. In questo il direttore ha ragione, ma la politica deve creare le condizioni con il cambio di metodo.

Attenzione, Marchionne rimarcava che “chi comanda è solo”. Il sindaco e la giunta non possono essere soli. Debbono fare politica, ascoltare e restare in mezzo alla gente. Il project manager deve fare e fare. Ovviamente solo chi fa sbaglia e succederà ma di sicuro meglio dell’immobilismo. Il direttore Pomi parla di bando per scegliere una persona. No. Credo che serva il coraggio da parte della signora Sindaco di indicare una persona che sia espressione del territorio con idee tali da confrontarsi con il mondo dei prossimi 10-20 anni. In democrazia si sceglie chi comanda. Con il mandato vengono oneri ed onori. Al sindaco la responsabilità di scegliere il meglio. Questo è il cambiamento: il metodo. Se la signora sindaco avrà il coraggio di dare spazio al super assessore per il turismo ed al project manager per Viterbo Capitale della cultura europea il cambiamento diventa realtà. Altrimenti…. Perché l’abbiamo scelta?

Nota del redattore: Il professor F. Mattioli ha accettato di confrontarsi in diretta su La Fune Facebook con Giulio Della Rocca mercoledì 18 settembre 2024 alle ore 21:30.

800 Monastero
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

ance
CAMCOMRIVT-banner-web-300x150
400 Confartigianato
CNA 300x300
POST FB 02
monastero interno
domenicale post
Foto Fisioterapy Center
Fune 300x300
Onda
Masicar300x300-optimize
asvis 2
Jeep_Compass_apex_300x300_200
TdP_Inalazioni
lafune_300 x 600
aiac_banner_01