
IL CORNER DEL PROFESSORE – Viterbo è una città molto contraddittoria. La passione civica più evidente è la voglia di fare polemica. Forse è vero ancora di più: un famoso politico mi ha raccontato che per fare qualcosa bisogna stare zitti e raccontarla a cosa fatta, altrimenti qualcuno ti mette i bastoni tra le ruote.
Un altro amico mi ha detto dei politici viterbesi che sono come il marito che per fare un
dispetto alla moglie si castra. Mamma mia sembra che siamo finiti tutti in una gabbia di matti.
Ci sono punti, pochi per la verità, di cui siamo, per fortuna, tutti d’accordo: il Palazzo dei Papi è maestoso, San Pellegrino è il quartiere medievale meglio conservato al mondo e a Santa
Rosa “semo tutti de un sentimento”.
Sembra che il popolo, i turisti, i romani ricchi e illuminati, gli intellettuali stiano per creare qualcosa di cui essere tutti d’accordo: Kappino.
A fianco a uno dei Barber shop storici di Viterbo un genio locale, Paolo Biagi, ha aperto un ristorante che non ha nulla di medievale o turistico, di raffinato o chic ma è sempre più difficile
riuscire a trovare un posto a sedere. I colori quasi accecanti e i quadri della madre ci trasportano in una atmosfera unica. Forse il locale ha 30 sedie ma è facile trovare 50 persone che debbano assolutamente mangiare lì, pena la rovina della missione da Roma, o la tristezza del gruppo venuto a Viterbo solo per Kappino. Come si suol dire, prefetti, avvocati magistrati e professori universitari. Ovviamente qualche volta anche persone normali come me che vanno lì a trovare Paolo o il super cameriere Chicco, che arriva all’una e 35 e verso l’una e 55 va via.
Il menù non solo non è esposto ma non ti viene raccontato neanche se lo chiedi. I prezzi dipendono dall’umore di mister Kappino ed è facilissimo trovare musicisti locali che si esibiscano, secondo me, per poco più del pasto, perché è fico suonare da Kappino. Le pareti sono tutte completamente occupate da vari forme di arte. C’è un tavolo grande comune e pochissimi tavolinetti, forse 3. Ovviamente non c’è l’aria condizionata ma questa estate ogni volta che ha aperto le porte il ristorante è stato pieno.
Il turismo ha sfondato uno dei tabù più forti di Viterbo: abbiamo fatto sempre così… Paolo ha fatto tutto diverso e la risposta del pubblico lo ripaga tutti i giorni. Provate a cercare il telefono online e a chiamare per prenotare. Direi impossibile. Mangia chi è fortunato ad arrivare con qualche sedie vuota e soprattutto se risulta simpatico. La domenica a pranzo è sempre festa. le presenze sono 4 su 5 da Roma.
L’uscita fuori porta ha acquistato il sapore di una missione culturale per la Roma che conta. Donne affascinanti e quasi tutte vegetariane vanno da Kappino e mangiano quello che riescono a trovare. A mio modesto avviso Kappino è il primo vero esperimento che solo nella piccola Viterbo poteva nascere. Tutti i dogmi sono sovvertiti, il ben pensare preso in giro, le consuetudini stracciate.
Grazie Paolo per questa boccata di ossigeno in una città che amo ma che è vecchia e spesso rincoglionita. Kappino non è vecchio né tradizionale, non è quello che ti aspetti né quello che vorresti in un ristorante. É Kappino. In una categoria tutta ed esclusivamente sua. Come il museo anni 80 presto qualcuno lo copierà in qualche parte d’Italia ma finalmente Viterbo ha preso il suo posto nella storia: da qui nasce il neo rinascimento del XXI secolo.


















