
IL CORNER DEL PROFESSORE – A Viterbo ci sono alcuni negozi per turisti. Questi hanno il polso su quanti ce ne siano in giro, cosa dicano o di cosa si lamentino. Per usare le parole di Carla Crispino di Viterbo, domenica 15 dicembre 2024 “c’era il mondo a Viterbo”.
Personalmente sono triste che abbiano dovuto girare intorno “al gallinaro” senza capire perché ci fosse un cantiere di fronte a una delle più belle giostre mai viste. Comunque erano tantissimi.
Viterbo è turistica. Due giorni prima, venerdì 13, dopo l’evento sul personaggio della cultura e i maestri artigiani alla sala Regia, con il mitico Professor Chiossi, abbiamo provato ad andare a cena dal Sor Bruno. Tutto prenotato. Nessuna possibilità.
Il freddo e la pioggia non riescono a tenere lontano i curiosi da Viterbo e ne arrivano a
migliaia. Era tutto sold-out. Il professor Mattioli lo dice da tempo: ovviamente i residenti
reagiranno come in tutti i sistemi reazionari. Capisco benissimo che fare con la macchina i
200 metri di via San Lorenzo piena di gente richieda almeno 10 minuti.
Comprendo che non tutti i negozi o temporary shop rispondano perfettamente agli standard di bellezza di tutti. Allo stesso tempo abbiamo bisogno della liquidità che portano i turisti e di una economia che occupi chiunque abbia voglia di lavorare. Giusto? Se qualcuno nascosto dietro uno stipendio statale o possedimenti di famiglia vuole “moglie piena e botte ubriaca” lo dica. Altrimenti largo all’iniziativa priva. Giusto?
La lotta contro un centro storico deserto e senza presidi umani si fa con le vetrine illuminate. Non tutte avranno i “colori” da noi prediletti, ma se ci sono più vetrine vuote che luci accese abbiamo tutti un problema. Giusto? Sia chiaro, non perdonerò mai né all’amministrazione Frontini né all’opposizione di aver lasciato “il gallinaro” a piazza del Comune, ormai per due natali di seguito. Sì anche all’opposizione. Io scrivo, posto e continuo a chiedere azioni contro “il gallinaro” e subisco le invettive in piazza e gli strilli dell’assessore Aronne. I rappresentanti eletti democraticamente non dicono o fanno nulla. Anzi, criticano la proposta di investire 500mila euro in comunicazione. Sia chiaro, almeno le cose facili debbono essere fatte. Se mi avessero chiesto aiuto avrei stampato sul materiale esistente in ogni spazio, circa 3 metri per 2, alternate, informazioni sulla Tuscia e immagini pubblicitarie. Ad esempio l’immagine di Civita di Bagnoregio seguita dall’immagine pubblicitaria del palazzo Ubertini, l’immagine di Caprarola seguita da immagine delle terme dell’Oasi, l’immagine di San Martino seguita da quella del ristorante con più spicchi gambero rosso, l’immagine di Villa Lante seguita da quella della miglior cioccolateria della Tuscia e così via. Anzi, ancora lo posso fare. Basta chiedere.
Ma allo stesso tempo intuisco le paure per aver lasciato fuori qualcuno. E… subisco il fatto che i “reazionari” viterbesi, nascosti dietro allo stipendio fisso o ai possedimenti familiari, si lamentino chiamando i vigili come reazione all’iniziativa privata. Lo sviluppo non è mai ordinato secondo le regole dei benpensanti. E’ spesso caotico e imprevedibile. E i reazionari sono sconfitti da migliaia di anni. Possono vincere una battaglietta con una telefonata ai vigili ma perdono sempre la guerra.
Sia chiaro, largo alla legalità. Per tutti. Se si controlla un occupazione di suolo pubblico debbono essere controllate tutte fino a Fastello. Chi è al comando deve fare le scelte. Ad esempio io non avrei permesso più del 10% di food a via Marconi ed avrei imposto almeno il 50% di hobbisti. Ma, come sempre, ognuno è responsabile delle proprie azioni, scelte e parole.
Adesso corro all’uscita dell’ascensore di valle Faul a controllare che chi, di buono cuore, ha intonacato gli orribili buchi, non lasci sporco. Sia mai. Qualcuno potrebbe lamentarsi che Viterbo stia diventando accogliente.

















