
IL CORNER DEL PROFESSORE – Il professor Guido Mazza ama raccontare la risposta di un visitatore inglese affascinato: “Perché ti piace Viterbo? Perché è povera ma nobile”. Forse basta tenerla pulita e i turisti vengono a portarci economia e ricchezza? Purtroppo no.
Dopo anni lontano, nel 2016, mi trovai a passeggiare nelle vie del centro nel fiume di persone accorse a Viterbo per il Christmas Village. Dalla folla e da quello che mi dicevano i miei amici
pensai che Viterbo avesse trovato la maniera di mostrarsi: Caffeina d’estate e il Village d’inverno. Da allora passo molto tempo nella città che tengo stretta al cuore e mi accorgo sempre più spesso, che è sia possibile avere successo di pubblico che perdere tutto in pochissimo.
Purtroppo abbiamo bisogno di aiuto: i militari di leva sono ormai quasi dimenticati, facciamo meno bambini e l’economia sembra sempre in deficit. Dopo il milione di visitatori raggiunti da Civita di Bagnoregio sembra che tutti abbiamo almeno capito che bisogna promuovere il territorio e con i fiumi di persone vengono soldi e benessere. Poi arriva A. Borghese in città e casca tutto.
Abbiamo un problema: tutti percepiscono il turismo come un mucchietto di banconote da 50 euro che ci aspettano di fronte alla porta di casa tutti i lunedì. Non è così. Di sicuro qualcuno deve dedicarsi ai turisti lavorando nei week-end ma, altrettanto importante, dobbiamo saperci raccontare.
Nel XXI secolo il turismo si fa con lo story telling: parlare della nostra terra tra il serio e il sognante esaltando tutto avvicinandoci al confine tra il vero e il voluto. Sui social, sulle televisioni nazionali o internazionali di sicuro le immagini di una bellissima città aiutano ma il messaggio deve essere sempre positivo e all’unisono.
Gli echi debbono essere attrattivi e invitanti. Questa è stata l’occasione persa con Borghese. Tutte le città, grandi e piccole, lottano con la poca attenzione del numerosissimo pubblico. Se ci sono nell’aria messaggi positivi e negativi si confondono e autodistruggono. In altre parole
togliamo ai turisti la curiosità di venirci a visitare. Di storie brutte ne abbiamo tutti nella vita, quando vado in vacanza voglio godermi ogni momento. Giusto?
Ci serve un messaggio positivo, una storia da raccontare, una consapevolezza che diventi identità. Negli anni 80 i mitici Malè e Fontana inventarono San Pellegrino in Fiore. Nessuno li ha mai uguagliati per intuizione e realizzazione. Certo il maresciallo Rocca, con anche 16 milioni di visitatori in prima serata ha aiutato ma serve anche la sostanza. Loro la hanno creata esaltando la dicotomia tra peperino e fiori di primavera.
Ormai gli eventi locali di tutta una stagione segue il loro genio: si inizia con San Pellegrino in Fiore a Viterbo tra aprile e maggio, Tuscia in Fiore a maggio a Villa San Giovanni in Tuscia, Bassano in Teverina, Viterbo-via Cavour e Marta, poi peperino in fiore a Vitorchiano a cavallo
tra maggio e giugno e si conclude con Blera in fiore e la chiusura di Tuscia in fiore al campo delle rose all’inizio di giugno.
Basta criticare senza altro fine, basta mettere l’accento su quello che non va. Si, sto precisamente dicendo a tutti come pensare e soprattutto come parlare-scrivere: solo fiori colorati. In privato possiamo arrabbiarci, personalmente o vari motivi per farlo e il primo è per i regalini dei cani in tutte le vie. Ma per comunicazione e promozione si intende mostrare quanto di bello c’è a Viterbo e in Tuscia. Se non riuscite a trovare nulla da dire, state zitti.


















