
IL CORNER DEL PROFESSORE – Durante la pandemia un post su Facebook dal titolo “Eravamo felci e non lo sapevamo” letto e condiviso da decine di migliaia di persone, numero enorme per Viterbo. Il post si lamentava di non poter fare l’aperitivo il venerdì e sabato sera circondati da qualche amico e tanti sconosciuti.
Una mia amica, adesso mamma di tre figli e imprenditrice, quando era in attesa del secondo si lamentava della impossibilità di poter uscire per l’aperitivo e vedere “gente”. Da giovani, andando a una festa, ci si radunava tutti intorno al tavolo del cibo per stare stretti. Un ristorante pieno ci ispira più di uno vuoto, indipendentemente dalla qualità del cibo.
Io, nato plebeo, compro al supermercato una bottiglia di 1,5 litri di cocktail San Pellegrino al costo di 1.80 euro e ne bevo per circa una settimana un bicchiere prima di cena, contento di ricordare il sapore dell’aperitivo da giovane. La scelta era sempre la stessa perché potevamo dividerlo in due. Era chiamato il Crodino dei poveri. Se libero da impegni, pranzo a euro euro, molto volentieri, con due fette di pane e con il prosciutto crudo appena tagliato a mano dal grande Massimo della Pagnottella di via Cardinal la Fontaine. Cerco il sapore in entrambi i casi. Spendo anche pochissimo ovviamente.
Mia moglie è di due generazioni più giovane di me, le piace andare dove si spende tanto. Al ristorante ordina sempre troppo…. Forse perché lei è giapponese? No. Le nuove generazione hanno tutto e subito. La loro qualità della vita dovrebbe essere superlativa. A iniziare da mia moglie, che fa solo quello che vuole nella vita, ad arrivare ai sedicenni che fanno tre mesi di vacanza d’estate, la vita ha un cattivo sapore per loro. Sono tutti insicuri e senza sogni. Per avere una qualità della vita alta dobbiamo avere avuto molto meno e bearci dei risultati raggiunti. Questo si applica a tutti e in tutti i tempi passati. É solo la percezione del miglioramento o di un netto differenziale con gli altri che ci far stare bene.
In una ricerca fu chiesto: tutti vanno via dalla Terra che muore. Opzione 1) vai in un pianeta dove tutti hanno una casa da 200 metri quadrati e tu da 150. Opzione 2) Vai in un pianeta dove tutti hanno una casa da 80 metri quadrati e tu da 100.
Praticamente tutti hanno scelto opzione 2. Siamo così. Vogliamo star meglio di altri, vogliamo avere più dei nostri genitori, vogliamo poter aiutare perché ce lo possiamo permettere.
Purtroppo così non si arriva mai a meta. La vita diventa una corsa senza fine, la qualità si abbassa e diventiamo frustrati. La felicità e di conseguenza la percepita alta qualità della vita si nascondono dietro a piccole soddisfazioni giornaliere mentre proviamo a scalare qualche montagna impossibile o in altre parole cerchiamo di coronare un sogno. Il differenziale con gli altri deve essere basato su quello che sappiamo fare e possiamo dare non su quello che abbiamo. Sono felice perché do molto e non mi aspetto nulla. Non è vero. Mi aspetto che qualcuno mi dia una pacca sulla spalla, che amici e conoscenti mi guardino con sorriso e siano sempre contenti ci sia. Senza fortissimi legami umani anche la felicità non si raggiunge.


















