
IL CORNER DEL PROFESSORE – La più potente macchina da guerra della storia e le maggiori risorse economiche e tecnologiche del pianeta hanno miseramente fallito in Afghanistan. La storia descriverà le motivazioni dell’invasione e della permanenza delle forze di occupazione come almeno ambigui.
Ma quello che gli Stati Uniti hanno cercato di fare è chiarissimo: con costi altissimi di oro e sangue hanno provato per 20 anni a imporre la democrazia a un popolo che non ne voleva sapere nulla. La lezione è chiarissima. Anche l’ideale più alto non si può imporre. Sarebbe stato nell’interesse comune mettere da parte campanilismi, tribalismi e divisioni per una futuro migliore per tutti.
Gli istinti più bassi hanno subito i 20 anni di “guerra” ma sono tornati ruggenti e dominanti nella cultura afgana. Cosa dobbiamo imparare? Viterbo è per molti versi medievale e campanilista. Siamo almeno guardinghi se non cinici. Non ci fidiamo di chi viene da oltre le mura o di chi ha idee molto diverse dalle nostre. Chi viene da fuori resta per sempre straniero.
Lo avvertiamo dall’accento o dal modo di parlare. Questi malcapitati, seguendo l’esempio di tutti, a volte si lamentano di Viterbo: non glielo perdoneremo mai. Nessuno deve permettersi, a meno che non abbia la calata. Non siamo i talebani ma siamo chiusi alle novità. Gretti e invidiosi.
Sia chiaro, io lo posso dire perché sono etrusco, ho la calata e sono ritenuto viterbese da tutti. Cambierà qualcosa nel prossimo futuro? Difficile. Se lo propone qualcuno da fuori impossibile, nella migliore delle ipotesi deve partire da noi e poi e poi.
Il professor Mattioli dice che l’attuale giunta ha portato cambiamento e quindi la parte reazionaria della città è insorta. Forse. Di sicuro chiedere ai viterbesi di lasciare la macchina a casa o almeno fuori le mura è una operazione apparentemente impossibile. Chiedere loro di non sporcare la città è sempre pericoloso e implorargli di vivere il centro storico tutti i giorni è considerato un’idea di parte.
Anche in cose futili siamo incorreggibilmente abitudinari: indicare una persona senza usare il soprannome quasi inverosimile. Chiunque vuole cambiare qualcosa si scontra con secoli di staticità. Con tutte queste premesse è chiaro che un eventuale plenipotenziario per il turismo, il super assessore come lo chiamo io, o il tecnico che deve curare l’immagine della città non può essere straniero. Mi sembra che qualcuno di Pistoia, che lo fa di mestiere, sia stato ingaggiato dal comune per curare l’immagine di Viterbo. Da una parte comprendo la necessita di affidarsi al professionista di appurata capacità ma dall’altra credo che non abbiamo imparato la lezione dell’Afghanistan.
Cosa riuscirà a fare? Qualche risultato lo otterrà fuori Viterbo ma per tutti noi non cambia nulla. Anche l’ideale più alto nell’interesse di tutti non fa presa su una comunità che non è pronta o che non percepisce tale ideale come proprio. Come per gli afgani ci sarà qualcuno che
parteggerà per le novità sperando di guadagnarci ma la cultura di Viterbo non cambia perché non si impone un cambiamento di ideologia dall’alto. Deve nascere dal basso, dalle piazze, dalla gente “comune”.
Le associazioni debbono essere coinvolte per allargare la base e la città deve riconoscersi sia nell’obiettivo che nel modo di perseguirlo. Il super assessore deve sapere quello che deve e vuole fare ma deve avere come ufficio un garage in piazza e tenerlo sempre aperto e
sempre pronto ad ascoltare qualcuno che crede di sapere come fare. Deve prendere 10 caffè al giorno con persone diverse e pagare 5 aperitivi in 5 bar ogni sera. Il plenipotenziario deve essere percepito come uno di noi, non uno che ruba lo stipendio ai viterbesi. Ripeto: presentare Viterbo lontanissimo è possibile per chiunque, abbiamo così tanto da offrire. Ma sperare che le azioni di uno straniero siano ben accolte o portino evoluzioni culturali è pura follia. Viterbo si cambia solo da dentro e con calma. Michelini mi ha detto che “ i Viterbesi vanno cambiati senza dirglielo”.
Dobbiamo imparare la lezione afgana. La maggioranza dei viterbesi dà per scontato che non cambierà nulla e che tutto tornerà come prima e che il turismo finirà presto. Perché Viterbo diventi turistica, aperta e ben disposta verso gli ospiti, si deve lavorare dalla base. Il super assessore deve essere uno di noi. I suoi successi debbono essere percepiti come i nostri successi. Viceversa, anche qualcuno capace, che venga da fuori e prenda anche solo un euro più di 1100 euro al mese sarà sempre percepito come uno che ruba un posto ad un viterbese. Le sue idee ed azioni
saranno sempre prese come “strane” o “ma chi si crede di essere” o “ ma questo che vuole”. In
altre parole saremo alla finestra pronti a criticare. Nulla può fermare una comunità che condivide i
valori e si prefissa un obiettivo. Assoldare uno di fuori è l’opposto di questo. Viterbo cambierà solo
se a guidarla sarà uno di noi. Il super assessore può fare moltissimo con progetti e programmi
condivisi ma deve essere uno con la calata. Per chi mi accuserà di provincialismo ricordo ….. la
lezione Afgana.

















