
IL CORNER DEL PROFESSORE – Il Checkpoint Charlie era il passaggio tra le due Berlino prima del 1989. Più di sei milioni di persone ogni anno vanno nella capitale tedesca e scattano lì almeno una foto. Molti si mettono in posa dietro ai sacchetti di sabbia.
Solo 50 anni fa non ci si poteva muovere all’interno della stessa città, adesso in quasi tutta Europa basta la carta d’identità. Il mondo cambia e con lui il turismo. Eppure, come il checkpoint Charlie, alcuni simboli diventano eterni ed attraggono continuamente attenzioni. Ovviamente Berlino è nella speciale classifica delle città più visitate d’Europa. Nella stessa compare anche Vilnius con più di tre milioni di visitatori l’anno. Onestamente credo solo di sapere che questa sia una capitale del nord Europa.
Non ne conosco ne storia ne attrattive. Ovviamente Google sa tutto e una rapida ricerca trova “Con un centro storico tra i meglio conservati d’Europa, Vilnius può essere considerata una delle città d’arte più belle d’Europa.” Città d’arte, interessante.
Viterbo, sappiamo tutti essere stata sede papale, di sicuro si difende per il centro storico medievale, ha anche terme di alta qualità e mille altre attrattive. É però meno conosciuta come il luogo di stesura della pergamena relativa al primo conclave. In tutti i vocabolari del mondo esistono solo due parole che non si traducono: Pinocchio e Conclave.
La differenza tra Checkpoint Charlie e il luogo e la pergamena del primo Conclave la lascio discutere a chi è più preparato e intelligente di me. Da viterbese sanguigno e arrabbiato dico che se curassimo il nostro centro storico (grazie sempre ad Armando Male e Fabio Fontana per San Pellegrino in Fiore e per averci mostrato la strada), saremmo capaci di attrarre da tutto il mondo. Se poi facessimo una teca indistruttibile con dentro la pergamena del conclave visitabile e fotografabile a piazza san Lorenzo, avremmo attenzioni da tutto il mondo.
Dei sei milioni di turisti religiosi che ogni anno vanno ad Assisi forse riusciremmo ad attrarne alcuni? Almeno nove sono i milioni di turisti che ogni anno vanno a Roma. Sicuramente più dell’1%, circa 90.000, vanno per motivi religiosi. Pensate che potrebbe loro interessare il luogo, la pergamena e le sedie del primo Conclave?
Come per Berlino, quando non si pensa più a litigare e dividere, si trovano energie e voglie di fare. Esaltare le nostre meraviglie non è solo un dovere etico secondo me, è la maniera di avvicinarci alla felicita e non alla frustrazione che noto ogni giorno nella città che tengo stretta al cuore. Anzi, con tutto il rispetto, anche qui in Germania ho trovato luci ed ombre. La differenza è su cosa ci si concentra. Scelgo sempre il bello, la storia, la creatività del genere umano, mai i motivi di lamento.
Sia chiaro, noi a Viterbo, nell’Urcionio, non faremo mai la “ Museuminsel (isola dei musei), un insieme di cinque musei – tra i quali il Pergamon – costruiti tra il 1824 e il 1930 su una piccola isola della Sprea, il fiume cittadino”.
Dobbiamo puntare su quello che abbiamo ma penso che il luogo e la pergamena del primo conclave, la macchina di Santa Rosa, un centro storico medievale unico e tante altre piccole meraviglie, sono più che sufficienti per attrarre e deliziare ancora più turisti di quelli che vengono adesso. In questo non ho citato i tanti festival, la ricchezza enogastronomia, la varietà del paesaggio naturale e monumentale della Tuscia. Non Non vogliamo i sei milioni di Berlino ma una milione all’anno sì….. ops, vanno già a Civita di Bagnoregio. Li facciamo venire a Viterbo?
Serve un vero piano turistico, servono più servizi per i visitatori ma credo che altro sia il vero ostacolo allo sviluppo economico programmatico: fino a che diciamo ai nostri ragazzi di andarsene e siamo contrari all’immigrazione….. chi servirà gli almeno 5 milioni di turisti che verranno a Viterbo nei prossimi 10 anni?
L’arte sta crescendo a Viterbo, almeno 10 punti espositivi. Chissà se l’assessore alla Cultura li sa nominare tutti. A Vilnius hanno creato un indotto esorbitante con cura del centro ed arte. Se non per il conclave, ci decidiamo a fare qualcosa per l’arte. Prometto: se fra cinque anni mi sentirò mosso a dire e scrivere le stesse cose non lo farò. Avrò abbandonato prima. Dobbiamo fare.


















