
IL CORNER DEL PROFESSORE – Questo è il secolo delle fake-news. Inutile prenderci in giro. Alla radice del problema c’è che la percezione della realtà è purtroppo più importante della realtà stessa. Ma perché? Secoli prima della pubblicazione degli articoli sulla relatività speciale di Albert Einstein nel 1905, Galileo Galilei descriveva come, giocando a carte all’interno di una barca, non era possibile distinguere se la barca fosse al porto o in moto rettilineo uniforme. Che cosa avvertiamo? Le differenze.
O qualcosa che ci sorprende o se ci aspettiamo qualcosa e non avviene lo avvertiamo. L’uniformità passa inosservata mentre la differenze diventano importanti. Ecco perché le fake news funzionano. Dire che qualcosa funziona come sempre non fa effetto. Scrivere di una qualche impossibile vicenda fa suonare tutti gli allarmi dell’attenzione. Perché la liquidità nel titolo?
Una delle affermazioni più comuni è la sensazione di crisi o che le cose non vanno bene, soprattutto da un punto di vista economico. Almeno l’80% della popolazione sta bene o benino. Contate il numero di automobili per persona a Viterbo o provate ad andare a cena venerdì o sabato senza prenotazione. Se fosse crisi ci dovrebbero essere i butta dentro fuori dai ristoranti. Io dico che se 4 su 5 stanno benino non è crisi. Lo status quo non si registra. Notiamo molto di più che qualcuno compri una macchina nuova che il fatto che la nostra è bella e perfettamente funzionante.
Come possiamo alterare la nostra stessa percezione della realtà? Qui scatta la mancanza della liquidità nella nostra economia. Se ci fossero 100 euro in più nella tasca di tutti, potremmo permetterci di uscire una volta in più alla settimana a cena o andare al cinema. Potremmo comprare una volta l’anno qualche pezzo di arte o fare una donazione più grande. Potremmo cambiare la macchina più spesso ed avvertiremmo di stare meglio. Ovviamente la nuova macchina ha le stesse funzioni della vecchia ma ci fa stare meglio.
Serve più liquidità. Per questo servono turismo e vendite fuori la Tuscia. Solo in queste due maniere portiamo il cash tra noi. Non certo cercando di arraffare i soldi altrui nelle maniere più basse. Provo a chiarire: se ci fosse un pochino più turismo, i ragazzi avrebbero di che scegliere tra i vari lavoretti part-time ed i genitori non dovrebbero finanziare le attività giovanili. In entrambi i casi è di fatto aumentata la liquidita nei giovani e nei grandi. Se ci fosse più turismo anche quella casetta vuota al centro di cui paghiamo l’IMU diventerebbe fonte di reddito e quindi più liquidità.
Ovviamente bar, ristoranti, B&B, alberghi e tutti i servizi connessi al turismo avrebbero una scossa di liquidità. In poco cambierebbe la nostra percezione della vita. Certo parlo in modo spietatamente di parte, dico che serve in Tuscia il turismo. Per il resto dell’Italia questo è problema di altri. Anche le sorelle Cotarella hanno deciso di crederci e vogliono lanciare “Terre di Tuscia”. Credo che ormai lo zoccolo duro di chi ci crede c’è e come per il rinascimento creato da un gruppo di geni, possiamo farcela ma serve almeno un atteggiamento diverso da parte di tutti. Come “arriviamo a meta”: basta affossare Viterbo; basta sporcare Viterbo; basta pessimismo a tuti i costi.
Dipende da ognuno di noi se fra qualche anno avremo più liquidità.


















