IL CORNER DEL PROFESSORE - La lezione di Trump e la frustrazione crescente a Viterbo e la pianificazione
Foto Della Rocca Giulio
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Quando i miei concittadini dicono “abbiamo la ricchezza sotto i piedi” o “dovremmo vivere di ciò che abbiamo” pensano che presto troveranno un mazzetto di 50 euro di fronte alla porta di casa. Non è così.

IL CORNER DEL PROFESSORE – Quando scrivo questo, giovedì 7 novembre 2024, Arizona e Nevada non sono stati ancora decisi ma la vittoria di Trump è netta. Addirittura, cosa non comune tra i presidenti repubblicani, vince in modo chiarissimo il voto popolare. Fra qualche riga proverò a spiegare la lezione da imparare ma prima voglio soffermarmi sulla sconfitta di Harris.

Nel 2008 Obama stravince di 10 milioni e per il numero di grandi elettori: 365. Conquistati Nevada ed Arizona Trump ne avrà solo 312. Sono irrimediabilmente affascinato dai numeri: sempre nel 2008 Obama riceve circa 69 milioni di voi, Harris nel 2024 solo 67. Nel 2020 Biden ne ottiene 81 di milioni di voti contro i 74 di Trump.

Riassunto: Harris perde in tutti i sensi e soprattutto riceve 14 milioni di voti in meno di Biden solo 4 anni fa e 5 meno di Trump nel 2024. Perché un sconfitta tanto sonora? Due motivi fondamentali: 1- come ospite nel notissimo programma televisivo “the View” Harris non ha una risposta alla domanda :” cosa farai di diverso dal predente Biden?”. La percezione degli americani è che il Paese sia nella direzione sbagliata, circa il 70% lo afferma. 2- Gli Stati Uniti non riescono a votare una competente e capace donna di colore perché sono razzisti e sessisti.

Trump non era imbattibile. Meno voti che nel 2020 a fronte di milioni di nuovi aventi diritto al voto. Perché vince? Il capitalismo è un punto di riferimento economico spesso frainteso e sicuramente caratterizzato da luci ed ombre. Sia chiaro: è impossibile diventare tutti ricchi, se qualcuno accumula ricchezza altri la debbono cedere…. ma il sogno americano è un bellissimo miraggio cui ambire.

Nelle ombre di un meccanismo necessariamente squilibrato coesistono milioni di americani che si sentono tagliati fuori dalla mobilità sociale e vedono i figli degli immigranti andare fortissimo. Aggiungo, in modo molto superficiale, che basterebbe lavorare sodo che in giovane età
equivale a studiare e prendere una laurea in informatica e tutto sarebbe risolto ma non è questo che vogliono. Qui vedo il parallelo con Viterbo.

Quando Trump parla di fare l’America grande di nuovo, suggerisce un periodo nel quale i bianchi dominavano, anche brutalmente, e le grande fortune furono ammassate. Per tutti equivale a possibilità di ricchezza facile ma non è ovvio che da subito bisognerà lavorare e programmare. Lo stesso per i viterbesi. L’economia è stagnante e la mancanza di un percepito futuro radioso ci spinge a dire ai nostri figlia di andarsene.

Spesso percepiamo una sola possibilità: il turismo … che però porta ricchezza a chi ci lavora. Quando i miei concittadini dicono “abbiamo la ricchezza sotto i piedi” o “dovremmo vivere di ciò che abbiamo” pensano che presto troveranno un mazzetto di 50 euro di fronte alla porta di casa. Non è così.

Chi già si dedica al turismo, spesso persone arrivate a Viterbo o che hanno cambiato lavoro negli ultimi 10 anni, vivono giornate di 10 o più ore lavorative. A noi basta criticare che i negozi in centro sono chiusi di domenica senza riflettere che hanno già avuto una settimana di 60 ore lavorative. Vorremmo una città ricca, piena di turismo e con tante opportunità per i nostri ragazzi cui consiglieremo di studiare ed andarsene. La nostra speranza è illogica e priva di programmazione. Per fortuna abbiamo un asso nella manica.

Questo è il punto fondamentale: la qualità della vita a Viterbo e in Tuscia è altissima ed attrae anche da lontano. Ieri ho cenato al castello di Proceno ospite di Donna Pucci con Theo e Josien Sneep, olandesi appena trasferitisi in Tuscia che hanno comprato terra e casa, hanno portato i loro due cavalli e sono pronti ad investire sul lago di Bolsena conquistati dalla nostra qualità della vita.

Purtroppo noi non riusciamo a percepirla, come gli americani che votano Trump siamo frustati e disorientati. Non vogliamo rimboccarci le maniche e programmare. Gli Sneep, nonostante in pensione, sono pronti ad investire e lavorare 10 ore al giorno. Gli americani hanno al momento bassissima disoccupazione, salari in crescita e, grazie alla legge Biden sui microchip, il dominio economico mondiale per i prossimi 25 anni. Non gli basta. Vogliono il mazzetto di 50 dollari di fronte alla porta e non vogliono rimboccarsi le mani. Come per gli Stati Uniti sarà facile cadere nelle promesse vuote di qualche politico. Ci serve programmazione e lavoro.

 

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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