

IL CORNER DEL PROFESSORE – Dei viterbesi dichiaro: “siamo gretti ed invidiosi” ma lo posso dire io perché sono viterbese. A volte i miei interlocutori mi chiedono perché promuova la città e la terra dove vive, appunto, chi è gretto ed invidioso? Ludovica Delfino, Andrea Belli e Simonetta Coccia sono sia viterbesi che la mia motivazione e speranza.
Loro come tante eccellenze vanno avanti e brillano di luce propria nonostante tutto. Tre storie diverse, che scelgo perché rappresentative anche se in questi giorni dovrei aggiungere Antonella Sberna, salita ad uno dei gradini più alti della politica europea.
La campionessa mondiale Ludovica Delfino è sia timida che riservata ma, nelle parole dello zio
Remigio, anche una professionista instancabile. Mi piace da morire anche se non mi concede mai un’intervista. Grazie a interminabili ore di allenamento ha trovato da sola il suo modo di brillare ed è una delle stelle più luminose al mondo nel suo sport anche se viene da una piccolissima cittadina di solo 50.000 abitanti. Da lei dobbiamo imparare la disciplina.
Andrea Belli, costruttore e attivista, coinvolto in mille cose trova tempo per tutti e con ANCE prima e Unindustria adesso, rappresenta un gruppo di giovani imprenditori che sono cresciuti professionalmente lontano da Viterbo ma che sono prontissimi a tendere la mano alla città. Per chi vive di social, lui sembra un bel ragazzo che si dedica con passione agli sport. Anche per quello trova il tempo. Da lui dobbiamo imparare la gestione perfetta delle risorse e del proprio tempo.
Simonetta Coccia è spesso indicata da molti come “Chi Simonetta, l’amica mia?”. Non è solo una imprenditrice di assoluto successo ormai pronta a sbarcare negli Stati Uniti con i suoi prodotti di altissimo livello, è sempre disponibile con tutti, affascinante e decisa, pratica e generosissima. Da lei dobbiamo imparare il sorriso pronto per tutti anche dopo 15 ore lavorative.
Queste tre storie di successo, tutto Viterbese, hanno due caratteristiche in comune: le giornate di 15 ore ed il professionismo. Queste eccellenze mostrano come la la città che tengo stretta al cuore e la Tuscia siano realtà di luci ed ombre. C’è di sicuro una maggioranza che chiaramente non lavora 15 ore al giorno e ha tempo di lamentarsi senza fine sui social. Ma l’aspetto più importante che traspare è la frustrazione che spesso convive con la grettezza e l’invidia che, almeno secondo me, nasce dal fatto che in fondo sappiamo tutti di essere un pò come Ludovica, Andrea e Simonetta. Siamo tutti eccellenze… potenzialmente. Siamo orgogliosi figli della grande generazione che ha ricostruito l’Italia nel dopo guerra.
Non lontani discendenti dell’antica sapienza etrusca, primo popolo che riconosce alla donna pari dignità. Ma sopratutto, incarniamo tutte le caratteristiche contraddittorie del grande popolo che ha portato nel mondo il bello nel rinascimento. Cosa ci manca? Le 15 ore di lavoro al giorno e il professionismo. Sempre pia spesso noto come nessuno parli di step 1, step 2 step 3 etc etc. Dobbiamo fare scelte strategiche, prepararci e mettere in pratica. Sono ancora sconvolto dal fatto che nessuno abbia pianificato qualcosa per il Giubileo. Ai miei tempi si diceva “ma che voi solo ride?”. Non credo che si dica più come espressione comune perché, almeno a me sembra, che la maggioranza la abbia scelta come modo di essere.
Ricordo quando la figlia di un amico carissimo mi chiedeva come si facciano i soldi negli Stati Uniti e come non le piacque la mia risposta:” Fai due lavori. Così da una parte non hai tempo di spendere i soldi del primo lavoro e con il secondo inizi immediatamente a diventare ricca”.
Dopo un attimo di sbigottimento la ragazza mi disse “no, io all’aperitivo con gli amici non rinuncio”. Questo mi porta all’ultima considerazione. Sono d’accordo con la ragazza: la nostra qualità della vita è altissima grazie alla socializzazione e non vogliamo rinunciarvi. Quello che manca è la consapevolezza che senza le 15 ore al giorno e senza la disciplina resteremo tutti dei mediocri e dei frustrati ma allo stesso tempo felici.

















