
IL CORNER DEL PROFESSORE – Perché il neo rinascimento del XXI secolo viene addirittura deriso da alcuni? In fondo è un bel sogno da coltivare. Una traiettoria positiva in cui riconoscersi.
In parole semplice consiste nel mettere il bello al centro della nostra vita e cercare di implementare un modello economico che esalti tutto l’eccellente già presente nella nostra terra. La spiegazione è semplice. Il professor Mattioli la chiama “la reazione”, un istinto quasi viscerale di tutte le forme di potere consolidato. Forse funzione dell’età.
I giovanissimi viterbesi che negli anni Settanta, sicuramente una generazione che voleva cambiare il mondo, indossavano l’eschimo come simbolo di lotta politica oggi sono diventati reazionari. Lo stesso dicasi per l’altro versante politico, la generazioni di Pariolini che a Viterbo si trovavano a Piazza Crispi e che si riconosceva nella destra. Sicuramente c’è stata qualche
scazzottata ma col tempo, con la laurea e con il percepito benessere sono progressivamente diventati tutti “benpensanti “ o “reazionari” come li indica il sociologo Mattioli. Anche la loro nasce come generazione che voleva cambiare ed è poi diventa reazionaria. Purtroppo una storia vecchia.
Le lotte politiche degli anni Settanta hanno lasciato spazio a elezioni combattute ma sostanzialmente prevedibili. A Viterbo vince quasi sempre la destra con qualche raro intermezzo di sinistra. Il 2021 non solo sancisce la fine rocambolesca dell’amministrazione Arena ma anche l’inizio dell’era Frontini. Il bastione di destra cede al civismo. Molti, di sicuro al ballottaggio, hanno votato condividendo una forte speranza. Parlando con i convinti votanti del 2022 si percepisce ben altro.
La giovane amministrazione si è destreggiata col PNRR e porta a terra progetti non propri, come la ciclabile presentata dall’amministrazione Arena. Arrivano anche i soldi del FERS e per il Giubileo e la giovane giunta cerca di gestire tutto, anche le crisi giornaliere ma tra i reazionari e i disillusi la percezione in città è “grigia”.
Alla domanda, da parte mia insistente: “Perché non fate intanto le cose facili?”; la risposta sembra quasi reazionaria: “Voi che siete dall’altra parte non capite quanto sia difficile”. Forse. Riassumendo, dopo i tentativi di destra, di sinistra e del civismo, sembra che la risposta sia
sempre la stessa “è difficile”. Forse.
Cercando di interpretare le affermazioni di chi di volta in volta è al potere appare l’esistenza di un meccanismo dello stato, la burocrazia, che impedisce di fare cose semplici e di grande impatto. Sembra che l’esercito degli stipendiati statali, pagati con le tasse di tutti, esista per rendere le cose impossibili non per aiutare a farle. Il presidente Obama, dopo l’uragano Charlie che devastò un grosso pezzo di Stati Uniti,
disse ai generali: “Ditemi come lo avete fatto non perché non si può fare”. Forse ho assorbito l’istinto pragmatico della terra dove vivo gran
parte dell’anno o forse sono solo uno a cui, ogni spesso, “lo spirto guerriero” ruggisce dentro e mi spinge a fare azioni fuori. Non credo
di essere un rivoluzionario o un leader. Da anni a Viterbo un po’ tutti sono costretti a pulire di fronte al proprio negozio o a togliere
scritte dai muri, a verniciare i coperchi dell’Enel o a coinvolgere gli studenti in grosse azioni di pulizia che sono sia di impatto che
educative.
Una volta il mio amico Giulio Marini, che è di certo preparato in tutto quello che ha a che fare con la macchina dello stato, mi ha spiegato perché tutte le azioni sopra elencate sono illegali. Però lo spirto guerriero ch’entro mi rugge vede la tavola in foto a piazza San Pellegrino e scalpita. Sono tre amministrazioni comunali che la tavola è stabilmente ivi posizionata. Conosco le padrone di casa e sono sicuro la hanno messa lì per sicurezza. Qualche distratto potrebbe cadere nelle scale in discesa. Per quella tavola e per molti altri particolari che fanno apparire la città che tengo stretta al cuore “sciatta” invece che povera ma nobile, credo, serva la disobbedienza civile.
Uomini e donne di buona volontà, trovate la maniera.
Il direttore de La Fune Roberto Pomi, indica il muro della vergogna come un atto politico. Cerco su internet trovo politica=”arte che attiene alla città-Stato”: pittura di muro=”arte che attiene alla città-Stato”. Forse.


















