
IL CORNER DEL PROFESSORE – Ricordo di non essere stato molto sensibile al bello al tempo dell’università, dovevo studiare a lavorare. Con un fratello abitavamo al 5 piano di un appartamento in affitto a via Foligno a Roma, zona San Giovanni. Sul davanzale una sola e misera piantina sempre verde o quasi. Eravamo fuori sede e il piccolo ciuffo tentava di resistere ogni anno ai due mesi estivi senza acqua perché noi eravamo presi dai lavori estivi per mettere via i soldi per studiare d’inverno. Era molto normale all’epoca.
Quanti studenti lo fanno oggi? Tornando a casa trovai mio fratello che puliva il fuori della porta, cosa mai fatta prima. Alla mia domanda rispose:” non vedi di fronte? Ci hanno sfidato”. Non ribattei nulla, ero perfettamente d’accordo. Nonostante non particolarmente sensibile al bello
ero iper-reattivo alle sfide.
Pochi giorni fa, dopo un mio post di protesta su FB in cui mi lagnavo delle condizioni di fronte alla Galleria de “la via degli Artisti” dopo una notte di movida, il mio dirimpettaio, nonché gestore, mi ha detto :”Ma che pretendi, fai tutto così bello e non ti aspetti che i ragazzi facciano casino?”. In pochi decenni i ragazzi sono passati, nell’immaginazione dei “grandi” dalla poca
attenzione direttamente alla lotta contro il bello. Lascio a chi più intelligente di me l’analisi di questa percepita involuzione e decido di soffermarmi sul mio dirimpettaio, padre di tre giovanissimi figli.
Una società antica, responsabile di aver portato il bello nel mondo durante il Rinascimento, una cultura millenaria, come sintetizzato dalla colorita espressione “ eravamo già Gay quando voi spaccavate ancora le pietre” si è ridotta così? Ripeto, ad altri l’analisi del comportamento dei giovani, a me padre di una figlia 15enne l’istinto di ribellarmi all’altro genitore che dà per scontato una reazione negativa dei ragazzi al bello organizzato. Tra l’altro solo quella notte ci furono danni e piccoli atti vandalici. Da allora nessun ragazzo ha toccato un fiore. Qualche cresciutello di 50 ne ha rubati alcuni ma non i ragazzi.
Il frutto non casca lontano dalla pianta dice un vecchio proverbio. Se noi genitori diamo per scontata la lotta vandalica al bello, come crescono i nostri figli? Ma ancora di più: nel DNA del mio dirimpettaio c’è la memoria storica del Rinascimento come nel mio. Cosa deve aver sofferto quel genitore?
E’ mia opinione che gli ultimi decenni siano stati una leggera e inesorabile frustrazione per chi si sia affacciato alla vita. I risultati sono nelle parole di quel genitore di tre. Se cultura ed intelligenza hanno lasciato spazio a furbizia ed opportunismo politico come qualità richieste hai nostri leaders, i risultati sono in linea. Chi strilla di più fa più chiasso ma non ha necessariamente ragione. La si può avere anche parlando sottovoce.
La gente che ha portato il bello nel mondo, la cultura padre di Leonardo e Michelangelo, non può sempre scegliere di accettare il minimo comune denominatore. L’intelligenza no ma la stupidità è contagiosa, dobbiamo vigilare su noi stessi. Dobbiamo tornare a sognare e credere sia in noi che, soprattutto, nei nostri figli. Non possiamo sempre prendere le loro difese contro i maestri o contro la società. Dobbiamo stimolarli a fare meglio e raggiungere il loro massimo potenziale e forse superarlo. Non possiamo dare per scontato la maleducazione e la mancanza di rispetto. Insegnamo loro come tenere la forchetta e come far restare in vita i fiori; come chiedere per favore e dire “scusa”. Accettare atti vandalici è sintomo di frustrazione inveterata. Reagire e cercare un mondo migliore nelle nostre parole e nei nostri sogni è forse il segreto della felicità. Secondo me è tutta colpa di noi genitori.


















