

IL CORNER DEL PROFESSORE – Alcuni individui in Italia sono fantastici professionisti ma il sistema di certo non lo è. D’altra parte, per noi che siamo abituati a sgomitare e graffiare per andare avanti trovarci in un sistema che funziona equivale ad avere la vita semplice. Forse ci si deve educare in Italia e cercare fortuna altrove. Questa affermazione mi sembra molto triste. Perché nel bel paese non ci si può affermare dopo aver studiato ed essersi preparati? Manca un meccanismo che porti a meta le intenzioni e il lavoro di anni.
Facile provare a trovare la causa del malanno è puntare il dito verso la politica partitica che non ha certo dato risposte alle esigenze di una popolazione antica e altamente capace. Di conseguenza per successi professionali meglio cercare altrove. Tornando alle istituzioni, come nella vita pratica, anche in politica il sistema non è certo professionista. Non ha senso cercare risposte altrove, non possiamo importare politici illuminati. L’unica alternativa sono
le liste civiche che infatti si moltiplicano. Sembra essere l’equivalente di dover emigrare.
A Viterbo è stata eletta la signora Sindaco Chiara Frontini supportata da 6 liste civiche. Quando ero molto più giovane le correnti democristiane erano argomento di conversazione. Ci sono correnti nelle liste civiche? Esiste un dibattito che possa essere considerato democrazia interna? Forse questo equivale alla presenza di anime partitiche all’interno di quanto ne dovrebbe essere immune? Ovviamente sono contrario ma mi spingo oltre e domando: ma serve la democrazia interna? La mia risposta, forse destinata a non trovare consensi, è un fermo NO.
Si fa un programma, ci si presenta agli elettori e si scelgono consiglieri e sindaco per portare avanti precisamente quel programma. La cosiddetta democrazia interna deve lavorare prima nella stesura di quanto si intende fare dopo. Non può essere un continuo discutere e valutare, dopo le elezioni dovrebbe essere la stagione del fare.
Questo significa imbrigliare eventuali cani sciolti o consiglieri di idee diverse. Mentre scrivo mi accorgo di avere un atteggiamento fascista ma, se si è d’accordo sul programma elettorale tanto da presentarsi come supporto ad un candidato sindaco, non significa che i tempi per le discussioni sono finiti? Non significa che il leader prende le decisioni e tutti seguono? La Democrazia stessa lo ha scelto per fare precisamente quello.
Se democrazia interna è lasciare che un qualche consigliere, fintamente civico ma in realtà espressione partitica mascherata, possa ricattare una amministrazione, ne sono contrarissimo. É chiaro che all’interno delle stanze dove si prendono le decisioni è giusto proporre soluzioni diverse ma di fuori, sui giornali, al bar mentre si prende il caffè, sui social, i consiglieri ed assessori non dovrebbero mai dissentire. Fascismo o rispetto della Democrazia?

















