
IL CORNER DEL PROFESSORE – Normalmente si chiede :“dove stai di gruppo?” Crescendo chi non ha un gruppo è considerato un asociale, un solitario. Termini solo in superficie descrittivi che non nascondono la critica implicita. Ovviamente si intende dire “sfigato”. Tutto normale da giovani.
A parte il gruppo dei 16-17 anni, sia chiaro, a tutti fa piacere avere amici che ci cercano,
qualcuno su cui poter contare e non passare da soli le feste. Uno appena separato mi racconta
che la telefonata dell’amico che chiede “come va?” cambia la vita. Qui stò cercando di parlare di
branco, non di gruppo. Il termine è preso in prestito dai lupi o comunque dagli animali e questo
inquadra il problema. Quando quello che ci lega è un istinto primordiale diventiamo branco e
non gruppo di amici.
Più in generale a volte agiamo per istinto e se qualcuno lo condivide non guardiamo altro. Potrebbe essere una persona che non vogliamo frequentare ma, se lo stesso istinto ci guida, diventiamo compagni di battaglia. Nello sport le cose sono simili. Quando una persona diventa tifoso perde la razionalità. Branco, tifoseria, istinti comuni si possono identificare con la casacca che a volte indossiamo.
Questo è un problema serio. Credo che ognuno di noi lo faccia almeno in qualche situazione. Non è sempre negativo ma di sicuro pericoloso. Quando condividiamo la casacca che sia una ideologia religiosa, quella di una squadra o di un partito, siamo la versione istintiva di noi stessi non il contrario. In politica, o meglio, nelle elezioni, questo è un grande problema. Quando tutti gli altri parametri sono uguali molto meglio scegliere la persona migliore eppure non lo facciamo mai, votiamo il partito. Unico peccato più grave di avere casacca diversa dalla nostra è passare a quella nemica.
Questo aspetto è troppo profondo per me, serve un sociologo che ci spieghi perché a nessuno è data la libertà di cambiare opinione nelle cose della vita umana. Famoso è stato lo sfidante alla rielezione di George Bush del 2004, che ebbe la sventura di cambiare il voto prima a favore poi contro al disastrosa guerra in Iraq. Gli costò le elezioni e nessuno ricorda che le armi di distruzioni di massa non si erano trovate e che la storia gli ha dato ragione.
Un mio caro amico mi ha fatto notare con indignazione come un compagno di avventura di qualche anno fa, abbia adesso l’ardire di mettere like sotto un commento critico al mio stesso amico. Per fortuna evolviamo e guardando indietro ci rendiamo conto che non avevamo sempre ragione. Nel mio caso mi dico spesso :”potessi tornare indietro sapendo quello che so adesso…”. In realtà ho torto adesso come prima. È giusto fare le scelte ed assumersi le proprie responsabilità.
Prendiamo una decisione valutando le conoscenze del momento e non può essere diversamente. Se in buona fede e ho agito senza egoismo debbo sempre essere orgoglioso del mio sbaglio. La casacca, il cambio dello stesso e il senso di appartenenza al branco sono vincoli soprattutto mentali che dovremmo superare. Dobbiamo imparare a giudicare, quanto di fronte ai nostri occhi, come giusto o sbagliato non prendere posizione con l’amico o con il partito o con il branco.
Mi capita spessissimo di rendermi conto che, nonostante la mia convinzione, il mio braccio migliore, il professor Chiossi, pensandola diversamente da me non solo ha ragione ma mi insegna a valutare aspetti e punti di vista a me non familiari. Avevo la casacca e non me
ne rendevo conto. Una grandissima lezione che ho imparato dall’eroe di giochi senza frontiere è: non rinfacciare mai le tante volte che mi ha fatto cambiare idea. Non combattiamo una battaglia e non contiamo quante volte uno abbia torto o ragione.
Quello che ci accomuna è volere il miglior possibile risultato. Cosa voglio dire in tutto questo? Dobbiamo diventare freddi, razionale e spietati. Pensare a Viterbo e la Tuscia. Lasciamo per qualche anno da parte convinzioni politiche o di amicizia. Guardiamo in faccia la realtà dobbiamo: mangiare, bere, visitare ed esaltare Tuscia perché è giusto.
Basta comprare l’olio tunisino. Sulle nostre tavole solo olio della Tuscia. Basta chiamare qualcuno da fuori e pagarlo. In Tuscia i soldi sono pochi, teniamoceli. Basta comprare il Morellino di Scansiano. I nostri vini sono ottimi. Basta andare lontano per le cascate, ne abbiamo 25 da visitare in Tuscia.
Grazie ad Alessandro Selbman per la lista https://www.google.com/maps/d/edit?hl=it&mid=1GAAjECDpEiX1N-
4WBIoor8hJMoKRUZcX&ll=42.441596978824435%2C12.034215750000005&z=8
Ovviamente l’economia e le possibilità di lavoro per i nostri giovani aumentano. Siete felici? Se non lo siete, lasciate la casacca nel cassetto per qualche anno. Ci sarà tempo in futuro per tornate a litigare sulle stupidaggini se vi dovesse far più felici che remare nella stessa direzione.





















