
IL CORNER DEL PROFESSORE – In gioventù mi capitava spesso di fare cose da matto. Per fortuna non ho mai smesso. In quelle occasioni mio padre soleva dire ad alta voce “Non tutti qui ma sparsi per il mondo, è scritto fuori di Siena”.
La città per la quale nutro adesso una violenta e incontrollabile gelosia mi appariva sinonimo di Manicomio. Nel mio caso, come tutti del resto, credo di essere vittima di una cultura gretta ed invidiosa e lasciare che la mia insicurezza mi spinga ad essere geloso di Siena.
Poi un giorno scopro che il mio amico Mauro Morucci crea festival, prima della Tuscia, poi internazionale e si fa fotografare con George Clooney. Di Mauro non sono geloso, vorrei essere come lui, provo a imitarlo e ogni volta che me ne dà modo cerco di imparare da lui.
Il Tuscia Film Fest ha raggiunto 20 edizioni e vola verso successi consecutivi. Ho chiesto: “come hai fatto?” E lui con tutta calma mi ha risposto: “Ho chiesto e Monicelli mi disse di si”. Ancora cerco di assorbire la sua lezione e ho creato un mio piccolo credo: “Io chiedo e lascio a loro dire di no”. Cioè ho una faccia tosta clamorosa e a volte mi sbattono la porta in faccia. Più a Viterbo che altrove. Però chiedo. Mi sembra Brecht dicesse “chiamare, ecco un progresso”.
George Clooney è insicuro e fragile come me? Come tutti? Di certo sì. Fa l’attore ed è famoso ma è umano e convive con tutte le insicurezze caratteristiche della sua razza. Infatti l’insicurezza è la sensazione dominante per tutti e ogni volta che sentite qualcuno alzare la voce o cercare lite è perché profondamente insicuro. Mi faccio sempre una domanda: perché non riusciamo a superare la condizione di gretti e invidiosi?
Un mio amico calzolaio, parlando della gelateria di grande successo vicino al suo negozio, guardandomi negli occhi mi dice: ” E sì che vado a dare i soldi a lui”. Il simpatico vecchietto è purtroppo la nostra perfetta rappresentazione. Se anzi che essere invidiosi di Mauro qualcuno provasse a fare il “Tuscia music Fest”, magari anche chiedendo consiglio al mio amico Morucci, ne beneficeremmo tutti e presto a piazza San Lorenzo ci sarebbe un calendario annuale, anche al coperto d’inverno.
Si dice “food for thoughts” in America, cibo per pensare ma non credo sia la traduzione giusta. Tutto cambia, secondo me, nel momento in cui l’insicurezza lascia il posto alla esaltazione delle proprie debolezze e alla voglia di miglioraci. Ci proviamo?


















