
IL CORNER DEL PROFESSORE – E se la Macchina di Santa Rosa diventasse il simbolo della Tuscia? Avreste dei problemi? Ovviamente mi rivolgo a tutti i 320.000 circa abitanti del Viterbese.
Sia chiaro, dal momento in cui si inizia il montaggio fino a tutto il trasporto non si deve cambiare nulla. La festa di tutti i viterbesi per i viterbesi non si tocca. I muri umani di anche 12 metri sono il limite attuale, non credo che si possa fare di più. Quest’anno, 2024, l’amministrazione comunale prova a fare senza tribune. Esperimento lecito, vedremo e valuteremo.
Una domanda: ma qualcuno affitta a turisti finestre e balconi lungo il percorso? Una valutazione va fatta subito: va bene che la festa sia nostra ma abbiamo esigenze turistiche-economiche tutto l’anno. La nostra Provincia non è a trazione capoluogo, dovrebbe esserlo. I nostri ragazzi hanno difficoltà a trovare un posto da 1.100 euro al mese. Viviamo nel disperato bisogno che gli ospiti da tutto il mondo abbiano una scusa per visitare la città che tengo stretta al cuore per più di un giorno e lasciarci ricchezza.
Dobbiamo iniziare a confrontarci su come sia possibile far diventare la Macchina di Santa Rosa il simbolo della Tuscia a partire dalla mezzanotte del 3 settembre di ogni anno. Questi possibili i punti programmatici:
- La notte tra il 3 e 4 settembre, tutte le vecchie Macchine, i pezzi restanti, le mini Macchine, una volta esaltate con i LED, dovrebbero essere esposte una per fermata lungo il percorso in ordine storico: la nuova al santuario, Gloria va a piazza del Teatro e così via fino al piccolo volo degli Angeli a Porta Romana. Per due mesi. Verrebbero da tutti Italia a vedere le nostre meraviglie. Anzi, presto Viterbo diventerebbe destinazione mondiale. Non qualche ora ma 2 mesi all’anno e la Tuscia ne beneficerebbe: dopo un viaggio in aereo, una volta visitate le Macchine, si possono
spendere 3-4 meravigliosi giorni in Tuscia. - Tutti gli esercenti, almeno a Viterbo lungo il percorso, dovrebbero mostrare di continuo i video del trasporto. Chiunque capiti deve andare via con almeno la tentazione di tornare il 3 settembre di ogni anno. Tutti i B&B e i punti di ricezioni della Tuscia dovrebbero avere i video del trasporto oltre quelli delle tradizioni locali. Questo 12 mesi all’anno.
- Esaltare la produzione di pezzi di artigianato unici di facchini o santa-rosine in miniatura, modellini della macchina in vari materiali, se possibile cioccolate fatte con la stessa forma e dolci dedicati. Che ne dite: facciamo un concorso per l’oggetto di antiquariato che meglio rispecchia la tradizione?
- Non delle grandi Macchine che è impossibile, ma delle piccole Macchine di Santa Rosa, perfetta replica di quelle grandi, si deve fare il museo. O al vecchio tribunale di piazza Fontana Grande o in luogo simile ma in centro e visitabile tutto l’anno. Appena possibile. Domani mattina o al massimo dopodomani.
- La Macchina andò a Milano con risultati discutibili. In passato Sgarbi la chiese per Sutri. Adesso la versione Minimacchina di “Spirale di Fede” va a Soriano. Grazie al comitato del Pilastro ed al presidente Stefano Caciola per l’ennesimo sforzo. Penso che per tutti i turisti e probabilmente per gli abitanti di Soriano sarà comunque affascinante vederla accesa anche se non trasportata. Il percorso dell’esilio di Santa Rosa, organizzato da Silvio Cappelli, che lega per sempre Viterbo- Soriano-Vitorchiano-Viterbo attira sempre più pellegrini. Ne capisco la ovvia valenza attrattiva. Se questo è il prezzo da pagare perché “dire macchina Santa Rosa o Viterbo o Tuscia” diventino la stessa cosa ben venga e di nuovo grazie.
Si deve pensare a oggi a domani e al prossimo futuro. Ci serve un piano non solo azioni ammirabili di individui illuminati. Per tutti quelli a cui “scappa di vedere la macchina di Santa Rosa, fate un giro a Soriano.


















