
IL CORNER DEL PROFESSORE – Potrebbe anche sembrare una provocazione ma il professore dichiara senza tanti giri di parole: “Caro Della Rocca, lei è matto”. La prima volta che ho letto l’articolo ho trovato una chiave di lettura positiva e ne sono stato molto fiero “solo i matti cambiano il mondo” mi sono detto. Chissà, forse il professore, alla sua maniera, mi vuole fare un complimento.
Dopo qualche lettura ho iniziato a cambiare idea. Ormai mancano pochissimi giorni all’insediamento di Trump come presidente degli Stati Uniti e tutti i commentatori democratici cercano di spiegare perché 77 milioni di americani lo hanno voluto come presidente. L’analisi parte dal fatto che gli yankees sono dei bambinoni buoni. Il loro istinto è fondamentalmente positivo. In un momento di crisi si danno da fare senza esitazione per chiunque, sono ottimi vicini di casa e cercano di comportarsi tutti nella maniera più politicamente corretta possibile. Non provano a fregare come primo istinto e sono ottimi “team player”.
Sono orgogliosi di fare la propria parte e si sentono realizzati se parte di qualcosa più grande di loro. Però quando debbono scegliere il leader, cambiano e preferiscono qualcuno quasi spietato. Un elettrice di Trump ha dichiarato” mi piace andare ad un party con persone simpatiche e piacevoli ma se ho bisogno di una disinfestazione non mi interessa che chi ho chiamato sia educato e gentile, voglio che uccida tutti i topi”.
Questa analisi suggerisce che gli americani siano privatamente a modo ma spietati come popolo. Credo che gli italiani siano l’opposto: tutti vittima della sindrome del furbetto, pronti a fregare anche nelle cose stupide, sempre preoccupati con il proprio interesse personale e capaci di sottoscrivere “mors tua vita mea” o in due parole gretti ed invidiosi. Ma l’opinione pubblica è ben diversa. Diventiamo innocenti di tutto a priori. Ci è facile sputare sentenze o screditare da sopra al piedistallo. I leoni da tastiera sono l’esempio perfetto.
Sembra che la gogna pubblica sia la cosa più naturale per noi perché puri e innocenti. In altre parole privatamente siamo un disastro ma
pubblicamente siamo tutti anime pie. Di conseguenza i leader debbono comportarsi bene almeno pubblicamente, debbono essere l’opposto di quello che siamo tutti privatamente. Questi due modi diversi di vedere la vita sono alla base della parole del professore.
Purtroppo Mattioli ha colpito nel segno. Sono italiano etrusco ma ho assorbito una forte componente americana. Ormai sono confuso. Ho preso il peggio da entrambe le culture. Privatamente resto gretto e invidioso ma per gli interessi della collettività vorrei essere spietato e
pronto a perdonare pubblici peccati pur di ottenere il fine. Di conseguenza quando scrivo qualcosa che vorrebbe essere un’esortazione a un mondo migliore ne viene fuori una serie di follie o brontolii.
Non solo non comunico bene, ma è facile prendermi per pazzo. Accetto le parole del professor Mattioli. Probabilmente per questo sui social sono sinceramente e profondamente odiato da qualcuno. Ma una parte di me resta innamorata della altissima qualità della vita che ho quando sono a Viterbo. Matto o no mi piace da morire che tutti mi salutino e conoscano per nome. Mi fa piacere ricevere almeno 10 inviti al giorno a prendere un caffé insieme. Ancora non ho il biglietto di ritorno e ho già 4 inviti a cena.
Resta la mia voglia di offrire un’alternativa alla società fallimentare che abbiamo creato perché, purtroppo, i nostri ragazzi non hanno sogni e i grandi sono frustrati. Scalpito, spesso parlo troppo, quasi sempre non riesco a esprimere quello che nella mia testa è semplice e chiarissimo: se non siamo contenti di come vanno le cose cambiamole. Uno psicologo americano ha messo tutti in allarme dichiarando: “Il 6 gennaio del 2021 fu reazione violenta alla elezione di Biden, adesso sembra essere subentrata l’assuefazione alla presidenza di Trump”.
Forse è questo che avverto senza saperlo esprimere: mi sembra che la società italiana si sia assuefatta e abbia accettato tutto come inevitabile. Voglio essere come dice il professor matto e continuare a strillare: il neo rinascimento del XXI secolo può partire da noi, basta creare un
modello economico basato sull’esaltazione dell’esistente.


















