
IL CORNER DEL PROFESSORE – Vogliamo le cose belle, il turismo i soldi, la ricchezza. Toscana sì, Umbria sì , Civita di Bagnoregio sì, perché noi no?
Salendo in Toscana, dalla Cassia, si incontra un paesaggio bellissimo. Credo sia Val d’Orcia. Vedo sempre macchine ferme e turisti che fanno le foto. E’ solo a pochi chilometri dal Lazio eppure è tutto diverso. Ma possibile che Toscana Umbria, Roma e un po’ ovunque nel mondo si
possa vivere di turismo e noi no? Qualche anno fa, quando mia madre era viva e mia figlia e un nipote erano piccoli, avvicinandosi la Pasqua, la nonna pensò bene di comprare due “ovetti” Kinder.
Ovviamente le sorprese erano diverse e il mio nipotino voleva quella che toccò a mia figlia. Dopo qualche lacrimuccia pensai che tutto fosse finito lì. Il giorno dopo lo incontrai con famiglia di ritorno dalla spesa con la versione femminile del Kinder. Oggi parlo di turismo e non di genitori. Perché mai concediamo di tutto e di più ai nostri figli e non ci “coccoliamo “ mai? Non credo che sia altruismo o nobiltà.
Penso sia molto più probabile che ci sembri facile viziare i pargoli e impossibile renderci la vita felice. Vorrei per noi la felicità almeno della vita cittadina e l’orgoglio culturale di essere fieri di Viterbo. Sono sicuro che parlando della nostra città siamo tutti d’accordo nell’affermare di volerla bella e pulita, viva e attraente, laboriosa e reattiva. Sono il primo a essere tifoso della città che tengo stretta al cuore, eppure sono certo al 100% che adesso non meriti alcuno degli aggettivi usati.
Questo ci rende infelici e frustrati. Provo ad analizzare: vogliamo il centro storico pieno di gente e non andiamo mai in centro. Vogliamo un cinema funzionante in centro ma non andiamo mai al cinema. Vogliamo attività ed eventi culturali tutti i fine settimana ma andiamo ad uno forse due all’anno. Vogliamo servizio al bar e al ristorante da 4 o 5 stelle ma vogliamo pagare 3 stelle. Vogliamo che ci siano i controlli ma se prendiamo una multa chiediamo aiuto al cognato per levarla. Non vogliamo che le macchine in centro ci diano fastidio durante la passeggiata ma andiamo fino a di fronte al negozio con la nostra.
Non credo che sappiamo veramente cosa vogliamo. Vorremmo leader illuminati ma continuiamo a votare il cugino o l’amica. Prima delle
elezioni, prima di una decisione è giusto discutere, battagliare, non dopo. Una volta votato il danno è fatto. Una volta emessa l’ordinanza si deve andare avanti nel rispetto delle regole. Unica eccezione, quando lo status quo coincide con gli stipendiati che non vogliono fare nulla
se non evitare le responsabilità è giusto continuare a combattere.
Vogliamo le cose belle, il turismo, i soldi, la ricchezza, perché noi no? Perché continuiamo a fare scelte sbagliate. E’ solo colpa nostra. Dobbiamo imparare ad essere spietati. Il nostro obiettivo è la città. Come la vogliamo noi: strade curate, erba tagliata, attività culturali e gente a passeggio in centro. Vogliamo vedere il bello e sognare in grande.
Personalmente sarei contento di consapevolezza, identità e pianificazione ma mi accontenterei di colori, gioia di vivere e mamme col passeggino. Dobbiamo pensare in modo monotematico e fare come il mio nipotino che piangendo ha ottenuto il secondo “ovetto” Kinder con la sorpresa da femminuccia. Dobbiamo alzare la voce, fregarcene se lo zio o la nonna ti dicono di non piangere, cioè fregarcene e non votare l’amico o la cugina. Dobbiamo esigere leader illuminati e senza interessi economici.
Dobbiamo strillare con un voto deciso. Sia chiaro, è comprensibile come sia facile ricadere in quello che facciamo sempre, non a caso si chiamano abitudini. Ma per ottenere risultati diversi dobbiamo iniziare a fare scelte diverse.






















