Il Corner del Professore - Dire subito il peccatore, poi il peccato
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IL CORNER DEL PROFESSORE - Si dice il peccato e non il peccatore. Questa era una delle frasi che caratterizzano mio padre nella mia mente.

IL CORNER DEL PROFESSORE – Si dice il peccato e non il peccatore. Questa era una delle frasi che caratterizzano mio padre nella mia mente. Insieme a questa, tanti modi di dire che mi sono stati inculcati e fanno parte della mia cultura. Una forma di senso comune passato da
padre a figlio ieri come oggi.

Con questo intendo dire che molte delle tendenze istintive che non condivido, di noi viterbesi, sono assorbite in giovanissima età: non ne abbiamo colpa. Eppure ci sono poche cose che mi turbano tanto quanto una frase che inizia con “Dice….” oppure “Ho sentito dire…” .

“Se un uomo non intende correre qualche rischio per le sue idee, o le sue idee non valgono nulla o non vale niente lui” diceva Ezra Pound. Vado ancora più lontano. Secondo me bisogna sempre dire il peccatore prima ancora del peccato. Se qualcuno dice in buona fede qualcosa non ci sono problemi. Se non c’è malizia è tutto lecito. Però è giusto sempre approfondire. Prima di accettare ed assorbire la tesi di una qualsiasi affermazione sono obbligatorie valutazioni. Alla base di ogni affermazione uscita dalla bocca di chiunque è semplicemente doveroso accettare che quanto affermato è il frutto dei filtri e della convinzione sia emotive che razionali della persona.

Ad esempio quando un romanista dice che Totti è il miglior calciatore italiano di sempre, onestamente non vedo perché rispondergli. Quando un uomo innamoratissimo mi dice che la sua donna è la più bella del mondo….Quando uno dell’opposizione dice che una amministrazione fa tutto male….

In altre parole debbo sapere da quale pulpito venga la predica per capirne coinvolgimenti emotivi ed assunti culturali. Nulla di male nell’avere la propria opinione. Anzi. Mia figlia, quanto mai generazione Z, si annoia tremendamente con i ragazzi e ragazze che non hanno
passioni, opinioni e sogni. Dobbiamo essere orgogliosi del nostro punto di vista. Ne abbiamo il coraggio. Sempre dire il peccatore o affermare che è una nostra convinzione. Dire il peccato e non il peccatore è tanto grave quanto il genitore col figlio in prima elementare che si lamenta col maestro di un voto o di una punizione. Non dobbiamo lasciare che vengano fuori i nostri peggiori lati.

Certo, tutto istintivo, ci mancherebbe. Non esiste espressione più naturale che difendere il proprio figlio-a. Ma non ci possiamo dimenticare il ruolo di educatori che la società ci chiede. La storia con fatica, guerre e milioni di morti ha attraversato il rinascimento e l’illuminismo. Nonostante ciò noi del XXI secolo ci fermiamo alla fase istintiva. Una volta raggiunta l’età della ragione dovremmo vagliare tutto. Albert Einstein definiva senso comune: “L’accozzaglia di concetti e nozioni che assorbiamo fino alla maggiore età”.

Accettare di dire il peccato ma non il peccatore è accettazione implicata dei peggiori istinti non certo della ragionevolezza. Capisco perfettamente che quanto affermato sia ovvio ma non ampiamente condiviso purtroppo. Il problema più grosso? In questo secolo l’attenzione è limitata e di grandissimo valore. Siamo bombardati da informazioni ed immagini tutto il giorno. Se la maggioranza delle argomentazioni cui prestiamo attenzioni sono solo peccati e mai peccatori ci auto-destiniamo al pressappochismo. Basta.

Cresciamo. Poniamoci domande e dubbi, soprattutto su quello che leggiamo sui social. C’è anche un altro aspetto: a volte dobbiamo anche saper stare zitti e fare domande ad altri. Ho sentito un podcast di un comico che ha fatto la propria fortuna intervistando gli attivisti ai comizi
di Trump. Gli è bastato porre domandi normali e lasciar parlare gli intervistati per creare uno dei segmenti di maggiore ilarità nelle trasmissioni di “Comedy Central” TV americana specializzata sulla comicità ed ironia.

Non dico che siamo a quel livello ma sarebbe bene che imparassimo a parlare in maniera franca e diretta, senza nasconderci dietro detti che fanno parte della cultura che spesso dichiariamo voler combattere o almeno superare. Mi ha raccontato un giornalista viterbese di un sondaggio politico le cui risposte vennero per sbaglio pubblicate con il nome di chi le aveva date. Fu uno scandalo. I politici non selezionati si arrabbiarono. Posso provare qualcosa di rivoluzionario? Discutiamo su idee e proposte e non su appartenenze di gruppo. La polarizzazione in America ha portato molti danni. Impariamo da loro cosa non fare.

Abbiamo una innata tendenza alla socializzazione a differenza di quasi tutti gli altri popoli. Esempio? Per il pranzo del purgatorio in poche ore sono finiti i biglietti, circa 1400. Ci piace chiacchierare, passare tempo insieme ed uscire con gli altri di venerdì e sabato sera. In momenti conviviali, soprattutto dopo birra e vino, vanno benissimo le stupidaggini senza essere registrate ed usate contro di noi. Ci mancherebbe. A volte ci piace scherzare. Ma quando si parla per costruire si deve cambiare passo ed imporre la ragionevolezza almeno dei punti di
partenza. Si può certo essere appassionati e riscaldarci ma se i punti di partenza sono stupidaggini….. Diciamo sempre il peccatore ancora prima del peccato.

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