
IL CORNER DEL PROFESSORE – Il mio amico Angelo Russo, psicologo ed artista conosciutissimo è forse l’uomo più elegante di
Viterbo e di sicuro uno dei più affascinanti. Da decenni ha creato intorno a sé una rete di amici e una ancora più larga marea di persone che lo stimano. Come artista ha fatto tantissimo, le sue opere sempre riconoscibili, e, per noi viterbesi, è uno dei pochissimi eletti ad aver disegnato
una macchina di Santa Rosa.
Umanamente è l’amico che tutti vogliono avere. Simpatico, sorridente, sensibile e affabile. Uno con la battuta sempre pronta. Dimentica presto possibili parole fuori posto ed è sempre pronto a supportare una nuova grande idea altrui. Non lo conosco professionalmente come psicologo ma ovunque abbia lavorato ha lasciato amici e persone sempre felici di ricevere una sua telefonata. Onestamente è una delle persone migliori che io abbia avuto la fortuna di conoscere.
Eppure un paio di giorni fa, sulle pagine de La Fune, ha affermato con fermezza la necessità di dover munire Viterbo del Museo delle Macchine di Santa Rosa. Ogni volta che sento questa idea mi irrigidisco. In questo caso anche se è il grande Angelo Russo a pronunciarla.
Sia chiaro, se il mio amico Angelo e quelli che la pensano come lui si dedicassero per qualche anno a questo obiettivo non avrei problemi.
Uno: bisogna trovare il luogo dove farlo. Due: bisogna fare un progetto e farlo approvare in tutte le sedi previste. Tre: bisogna trovare i soldi e molto probabilmente fideiussioni milionarie. Quattro: bisogna far partire il progetto e portarlo a termine. 1+2+3+4=IMPOSSIBILE. Facessero, sarei felice avere torto.
Angelo e chi come lui da anni recita questa preghiera ha diritto di sognare. Ci mancherebbe altro. A lui il merito di crederci ma il demerito di non farlo seriamente. Oggi, 19 marzo 2025, ho intervistato l’affasciante Federica Faith Sciamanna, artista unica. Tra le altre cose ci ha detto
: “Come artista, come professionista, come imprenditore serve la credibilità che arriva solo dopo i fatti e non dopo le parole”.
La sua frase incapsula il mio pensiero. Tutti quelli che hanno disegnato almeno una Macchina di Santa Rosa si mettessero al tavolino insieme e pianificassero tutto quello che serve per arrivare al risultato e vi si dedicassero per anni. In genere sono i passati ideatori a parlarne. Ovviamente chiunque altro credesse nel progetto è assolutamente invitato a darsi da fare per anni e sperando di riuscire. Quello che non si può o deve fare è chiedere del museo e poi si vedrà chi deve lavorare.
In un mondo in cui 1100 euro al mese sono un grande traguardo solo pensare a una spesa di decine di milioni è quasi una eresia. In un mondo in cui speriamo che il grande Martinengo sia il primo assessore a tagliare l’erba bisogna diventare pragmatici. In altre parole, tra le prime dieci priorità di Viterbo non c’è il Museo delle Macchine. Tra le prime cento priorità di Viterbo il museo delle macchine è il meno fattibile.
Sia chiaro in astratto e con una illimitata disponibilità finanziaria perché no? Dalle mie interazioni degli ultimi 10 anni con sindaci e assessori sembrerebbe non ci siano soldi. Parlo di mille euro non di un milione o dei tanti necessari. Il vero motivo per cui mi irrigidisco è che solo parlare di Museo delle Macchine di Santa Rosa, ripeto impossibile, ci impedisce di parlare, fare, inaugurare oggi il Museo delle Piccole
Macchine di Santa Rosa, replica perfetta delle grandi già trasportate. Costerebbe zero o poco di più.
Saremmo tutti felici e i turisti ci ringrazierebbero all’infinito. Potremmo avere un luogo, a esempio il vecchio tribunale a piazza Fontana Grande, di cui andare fieri. Ripeto costerebbe poco o nulla. I biglietti pagherebbero le utenze e chi ci lavorerebbe. Nono solo. Sarebbero tutti
felici di prestarci le mini macchine, considerate che qualcuno paga l’affitto per tenerle in qualche capannone. Nulla di personale con Angelo e chiunque spinga l’idea del Museo delle Macchine ma se dirottassimo su quello delle Mini Macchine già c’è la squadra pronta. Una
cosa è parlare e allontanare da noi la possibilità di fare la cosa giusta. Ben altra è essere pronti, capaci e decisi a realizzare una cosa buona e giusta per Viterbo.





















