
IL CORNER DEL PROFESSORE – Ci mancava il deposito di scorie nucleare. La Tuscia, la terra nascosta tra Roma e Toscana, è dotata di un paesaggio immacolato. Natura e storia sono in armonia. Valli verdi e borghi scolpiti nel tempo sembrano cantare all’unisono una melodia antica. Il turismo, la percepita ricchezza del prossimo futuro, è in espansione. I prodotti eno-gastronomici del territorio hanno finalmente un posto nell’immaginario collettivo come prelibatezze e sono sempre più ricercati.
Questa traiettoria, che porterà al riscatto economico e sociale, ha un equilibrio fragile. I potenti attrattori locali, il regno di Babbo Natale di Cura di Vetralla, Civita di Bagnoregio, le terme, i laghi ed il mare e tutti i prodotti agricoli non possono competere con l’infinito danno di immagine e di sostanza che un deposito di scorie nucleari potrebbe arrecare.
Vi immaginate le future vendite dell’oro verde degli Etruschi, l’olio extra vergine d’oliva della nostra zona? Adesso che finalmente i produttori hanno acquistato consapevolezza e hanno tutti alzato gli standard, potrebbero essere rasi a terra dalla presenza dell’ingombrante e certamente non voluto deposito di scorie ad alta e media radioattività. Lo stesso per tutti i prodotti che siano DOP o IGP o qualsiasi altra sigla.
Con il deposito in terra di Tuscia dovremo importare anche per mangiare per noi. Il turismo sarebbe ovviamente il primo deceduto sul campo. Avete dubbi: cercate viaggi organizzati a Fukushima. Ne trovate?
Come sempre è bene informarsi prima di avere opinioni. Il Geologo Antonio Menghini e tutti i comitati spontanei, nati un po’ ovunque nella terra che tengo stretta al cuore, si impegnano con passione e abnegazione ma non riescono a sfondare con i giovani. Servono studenti in piazza che occupano le scuole e che vanno sul telegiornale nazionale. Serve la mobilitazione di tutti.
Il problema alla base è che il ministero che dovrebbe fare da arbitro tra la SOGIN, ditta incaricata dal governo, ed i siti scelti, non fa la propria parte. Sembra abbiano abnegato la propria responsabilità. L’ultima possibilità è rappresentata dalla politica che ha un ruolo chiave. Per usare l’espressione diffusa tra tutti i comitati :” A parole sono tutti contrari….” Cioè sembreremmo tutti d’accordo eppure il processo va avanti e su circa 50 siti possibili 21 sono in Tuscia. Molti sono sopra corsi d’acqua sotterranei. Alcuni in zone telluriche. Sembra che vogliano farci un dispetto.
Non sono mai negativo quando guardo al futuro ma credo che con la presenza del deposito nella provincia di Viterbo non resterebbe neanche la speranza di un futuro migliore. Turismo azzerato, prodotti enogastronomici invendibili e tutti lontani per i prossimi 300 anni.
Città e borghi fantasma; natalità ridotta a zero. Molti hanno dubbi se mettere al mondo i bambini, con i rischi di tumore vi immaginate le scelte dei dubbiosi? La terra di Tuscia deve restare il gioiello nascosto tra Roma e Toscana e noi dobbiamo deliziare gli ospiti da tutto il mondo con prodotti prelibati, paesaggi incontaminati, storia e tradizioni.
Il neo-rinascimento del XXI secolo, quello basato sul modello economico che esalta le eccellenze locali, non può coesistere con un deposito di scorie nucleari. Anzi è l’antitesi. Appuntamento a tutti a Vulci il 6 aprile 2025.
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