
IL CORNER DEL PROFESSORE – Prima che diventi una delle troppe possibilità perse vorrei almeno proporre come proseguire sul cammino difficile ma esaltante di “Viterbo Capitale della Cultura europea 2033”.
Sulle pagine de “La Fune” il direttore Roberto Pomi inquadra il problema come uno dei
“byproducts” della attuale amministrazioni Frontini. Sono d’accordo con la critica del metodo
scelto, accentratore anziché mandatario, ma non sono mai d’accordo con il lanciare il sasso e
nascondere la mano. Il direttore indica come problema assoluto la mancanza di un “generale”
designato dall’amministrazione per portare la città ad almeno proporre la candidatura. Purtroppo non propone un nome né una cerchia. Secondo me questo non aiuta.
Quando il 17 gennaio 2020 Giulio Marini propose la candidatura di Viterbo Capitale della Cultura Europea 2033, credo fermamente, si sarebbe anche dovuto indicare il generale. Per una volta la politica doveva essere pronta a fare un passo indietro. In altre parole, indicare chi, senza legami con una o altra amministrazione o partiti o correnti fosse l’uomo o donna che doveva portarci a destinazione.
Capisco che non sia costume o usanza ma dobbiamo imparare dagli errori. Anche il giornalista Massimo Chiaravalli, dalle pagine del Il Messaggero, si dedica all’argomento cercando di mantenere la discussioni almeno sulle rotaie del regolamento. La voglia o forse l’ambizione o addirittura sogno è comune un po’ a tutti. Di sicuro anche all’attuale amministrazione. Soprattutto dal mondo politico c’è anche chi dice che non siamo pronti o che abbiamo perso tempo o che non abbiamo, appunto, un “generale” per questa sfida. Forse anche critiche
condivisibili ma del tutto inutili se non si ha il coraggio di proporre un generale e una strada per arrivare a meta, come dice Chiaravalli.
Viterbo ha una primavera culturale: il teatro comunale è in attivo, il teatro San Leonardo è un punto di richiamo con molte attività, molte associazioni culturali hanno calendari annuali e moltissimi eventi in programma. Chi non
vuole non partecipa ma credo si possano contare almeno 100 eventi culturali all’anno a Viterbo e oltre 1000 in Tuscia.
Tra tutti spunta un nome capace di fare da raccordo: Simone Precoma. Professionista capacissimo e persona dall’umanità indiscussa fa già parte di molti dei bei ricordi di tutti noi. Non lo fa da protagonista, è felice di restare dietro le quinte. Da anni fa dell’insegnamento il baricentro della propria esistenza ed ha solo continuato ad allargare la cerchia sia dei consensi che delle collaborazioni. e’ uno su cui possiamo contare che vive, lotta sogna cultura. Negli ultimi anni si dedica sempre di più alla regia, non per scelta o necessità. I
pianeti sembrano allinearsi sempre in questa direzione. Riesce molto bene.
Mi sembra il curriculum perfetto. Capace e umanamente affabile è l’esempio della primavera culturale di Viterbo. Signori e signore, vi presento il generale che può fare il miracolo o che almeno metterà insieme una candidatura di cui andare orgogliosi. Sarei felice se quanti sopra nominati si esprimessero in maniera concisa e definitiva. In altre parole, basta lanciare il sasso e nascondere la mano: esponetevi.
Possiamo essere d’accordo che Simone Precoma è la persona giusta e quindi presentarlo a furor di popolo all’amministrazione?


















